morini al lavoroChi non lo conosce a fatica può comprendere il suo lavoro artistico. Gianfranco Morini, detto il Moro, nell’arte come nella vita, ama giocare, provocare ed esagerare fino alla paradosso goliardico. Fino al 9 giugno espone alla Rocca Sforzesca di Riolo Terme Le ceramiche di Caterina Sforza che ovviamente con la Leonessa di Romagna nulla hanno a che fare. Una grande installazione composta da circa 80 fiori in ceramica sorretti da lunghi steli in ferro sono piantati a terra nel fossato della Rocca e una serie di piatti allestiti nelle sale interne. Morini, da anni ricercatore e professionista nell’industria ceramica, è allievo di un celebre autore come Augusto Betti – purtroppo recentemente scomparso – a cui deve molto della sua poetica e ricerca formale. Nelle sue sculture è l’argilla stessa, con le sue caratteristiche organolettiche, materiche, a dettare legge al processo creativo. Morini è un ricercatore in continuo movimento, che rifiuta la tradizione. Nell’azione artistica si libera delle convenzioni del lavoro industriale, ma anche dell’arte stessa. Distrugge il bel disegno, la bella forma, per concentrarsi sul suo rapporto esclusivo con la materia. Così le sue opere spesso nascono da forme di argilla tradizionali come grandi vasi o piatti che poi vengono maltrattati, implosi, sbrecciati, intrappolati e fusi in cottura con catene o altri ingranaggi meccanici. Allo stesso tempo demolisce il concetto aulico di arte. La sua arte la autodefinisce merd art ceramics ironizzando su tanto hobbismo legato al mondo della ceramica, ma anche sulla sua stessa arte con una citazione alta che fa riferimento alla Merda d’artista di Piero Manzoni. (f.c.)

Fino al 9 giugno, Riolo Terme (Ra), Le ceramiche di Caterina Sforza di Gianfranco Morini, Rocca Sforzesca, info: francomorini.it

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here