lato_RVAutostrada. Non luogo per eccellenza. Chilometri di asfalto sui cui corrono milioni di automobili. Autogrill tutti uguali che, da Taranto a Vercelli, propongono panini chiamati con lo stesso nome. Se qualcuno dovesse immaginare un posto più lontano all’identità e alla sostenibilità ambientale, forse penserebbe proprio ad una stazione di servizio. Petrolio su petrolio.

Invece sull’E45, a Mensa, andando da Cesena in direzione Ravenna, poco dopo di Casemurate, è stato costruito il primo autogrill ecologico in classe A d’Europa.

La struttura copre una superficie di 380 metri quadrati ed è stata inaugurata nel 2009. L’impianto di riscaldamento e climatizzazione è geotermico. Undici sonde verticali sono state piantate fino a 150 metri di profondità dove la temperatura media è di 13-14 gradi. Il riscaldamento o il raffreddamento sono ottenuti mediante un sistema di immissione di aria ad alta induzione.

La struttura dell’autogrill è stata realizzata in blocchi di polistirolo espanso riempito con calcestruzzo rinforzato. Così la struttura è coibentata al massimo. Anche il tetto è costruito con lo stesso materiale, isolato con cemento spruzzato e poi ricoperto di terriccio su cui sono state piantate delle edere. Le piante sono innaffiate con un impianto idrico che attinge ad una vasca di raccolta di acqua piovana posta nel piazzale dell’area di servizio.«Le curve della struttura e il tetto ricoperto a prato verde sono state ideate per essere in piena continuità con il paesaggio della campagna agricola circostante» spiega Giulio Ceppi, l’architetto che ha disegnato la struttura.

Anche per l’illuminazione si è cercato di sfruttare al massimo la luce naturale che proviene dall’esterno grazie a tre ampie vetrate, una sul fronte e una sul retro e l’altra sul soffitto.

«In questa maniera l’energia necessaria alla climatizzazione dell’Ecogrill è il 75 % di quella necessaria a una corrispondente struttura tradizionale – continua Ceppi – e si ha un’emissione di Co2 ridotta di oltre il 65%. Questo a fronte di investimento superiore del solo 10% rispetto a un’analoga struttura, con rientro dell’investimento in 3-5 anni».

Per ora l’autogrill è ancora un caso isolato. Un esperimento «che stiamo ancora monitorando e tenendo sotto osservazione per i consumi. Un altro caso a cui stiamo lavorando (ma è ancora a livello di progetto) è un’area molto più ampia di circa 2400 metri quadrati a Milano Laghi». Un’inversione di tendenza duratura? «Ahimè no. Queste purtroppo  sono ancora esperienze che si contano sulle dita di una mano, volute da alcuni committenti illuminati».

Eppure Autogrill è arrivata all’ecologico grazie al marketing. Uno studio ha individuato un target di pubblico molto attento all’ambiente e alla sostenibilità. Così è nata la struttura di Mensa che, fra l’altro, ha ideato il progetto ponenedo attenzione anche all’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali in maniera che bancone, bar, cassa e bagni siano usufruibili anche da chi ha problemi motori e sensoriali.

Di rigore, la raccolta differenziata. Gli ecologisti radicali però non si illudano. All’interno non trovaranno latte di soia o panini di farina integrale biologica. I prodotti rimangono gli stessi di tutti gli altri autogril riforniti dalla grande distribuzione: pantofole e targhette con i nomi, cd di Ligabue compresi.

 

LA PROVA SU CAMPO

La ragazza dietro il banco mescola qualcosa, ma non si direbbe birra chiara e seven up. Detersivo, forse. Passa lo straccio sul bancone e ci guarda di sghimbescio. Fra noi e lei non una, ma due vetrine. Siamo noi, quelli di Gagarin. Siamo passati per vedere da vicino l’Autogrill ecologico. Fa segno di no con la testa. Capiamo poco, ma il succo è che l’Autogrill ecologico chiude alle nove e mezza di sera. Sono le nove e cinquanta. Siamo partiti da Faenza mezz’ora fa – ancora shockati da una puntata di Un posto al Sole chiusasi con un clamoroso colpo di scena – convinti che un Autogrill, per definizione, fosse open all night. Non questo. Questo chiude prima della Casa del Popolo della vicina Casemurate. Insistiamo per una visita rapida, per testare con mano i prodigi del progetto. La ragazza dietro il banco ci guarda shakerando timore e scocciatura in giuste dosi. Ci fa spiegare meglio chi siamo, sempre attraverso due vetrine, verosimilmente non capisce nulla, poi telefona alla direzione. Dopo cinque minuti il nostro destino non è diverso da quello del camionista rumeno che chiede insistentemente un pacchetto di sigarette. Niet, non si entra dopo le nove e trenta. Né i giornalisti, né i camionisti. Per farcelo capire meglio lo spiega senza neppure aprire la porta. Azzardiamo qualche domanda, sempre fra due vetrine, urlando come ossessi per farci capire. Il rumeno ci guarda come fossimo extracomunitari sospetti. Urliamo domande sull’ecosostenibilità, ma la ragazza dietro il banco è di poche parole. A qualsiasi domanda risponde scuotendo la testa con una specie di mantra. Raccolta. Differenziata. Una politica ecologica non dissimile da quella applicata dalla casalinga media. Vabbè. Salutiamo con un urlo cordiale e ci concediamo una circumnavigazione dell’immobile. Erba sul tetto, facciata con molto legno, rifiuti separati, eccetera. Dietro, un balcone affacciato sulla Bassa e un antro buio pieno di fazzoletti di carta usati. Non siamo certi siano biologici come l’Autogrill, ma il contenuto temiamo di sì. Torniamo sul fronte, salutiamo il driver balcanico e ripartiamo.

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