Tame Impala (Kevin Parker far left)Tame Impala, ovvero il ballo di questa stagione per chi sa (vuole?) ancora appassionarsi di nuovo rock. Giovani e meno giovani, riviste e webzine sono per una volta d’accordo, e persino l’inviato di Gagarin al Primavera Festival ne parla come di un live eccellente, dunque ci deve essere qualcosa di buono. Io e il mio gatto siamo qua alle nove e mezzo del mattino, che ascoltiamo (anzi, riascoltiamo) fiduciosi l’ultimo ep dei ragazzi, muniti delle migliori intenzioni, dopo avere metabolizzato il disco precedente.

Qua a Gagarin abbiamo tutti un certa età, e per queste cose probabilmente serve. Voglio dire: abbiamo già visto, sappiamo come funziona, sappiamo come si creano certi picchi di interesse. Non è mai un caso. In particolare alla nuova psichedelia abbiamo imparato ad avvicinarci con circospezione. Per dire: anni fa l’osannatissimo live dei Black Mountain è stato uno dei più mediocri concerti che ci sia capitato di vedere (come tutti i pacchi ben costruiti, consumatosi di fronte a gente plaudente) e scivolare due volte nello stesso inganno non è una cosa che si possa più fare dopo i 40 anni.

Il nuovo ballo viene dall’Australia, terra che come poche altre sa partorire band dure eppure romantiche, suoni di spazi aperti ma anche di claustrofobie, di chitarre spianate e assalti al cielo. A livello sonoro qua siamo da qualche parte dei tardi sixties, con un bel groove a rimbalzo largo, che fa battere sempre il piede, e chitarre con appena più ruggine (ma anche meno innocenza) di quella che ti aspetteresti da un John Cipollina o da un Bob Weir, per non dire da un Garcìa. E poi melodie ariosissime, ovviamente sostenute da coretti.

Nella loro musica non c’è nulla che ci dica che siamo nel 2013, nulla che ci parli di noi o aggiunga qualcosa al già detto. Ma non sono assolutamente male, e non riesce difficile immaginarseli molto trascinanti dal vivo. Soprattutto c’è di buono – e non è una cosa così scontata – che il «suono del gruppo» esce piuttosto vivo e vivido, senza troppi trucchetti.

Se i Black Keys sono stati in grado di rivendere i vecchi groove dei T-Rex ai nuovi giovani, e la Daptone spaccia soul vecchia maniera nella seconda decade dei duemila, magari i Tame Impala possono fare altrettanto con queste cose a metà fra il White Album e Happy Trails. Hanno il suono e l’irruenza giusta, e pure le facce e i vestiti.

Sono bound for glory, sappiamo come funzionano queste cose. Li andiamo a vedere dal vivo, ci vediamo là, ci divertiremo, l’importante è stare tranquilli. (an.gra.)

9 luglio, Tame Impala, Ravenna Festival, Ravenna, Rocca Brancaleone, ore 21,30. Info: 0544 249211, ravennafestival.org

 

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