silvia bottiroliSilvia, tre parole per raccontare questa edizione del Festival.

Non è semplice sintetizzare un organismo così complesso, fatto di molte relazioni. Però, posso provare a suggerire alcune nostre linee-guida. La prima è danza: questa edizione guarda con particolare attenzione alla scena coreografica italiana e internazionale. Sono molti, infatti, sia gli spettacoli di danza sia gli artisti che accompagnano alla dimensione creativa una densa riflessione teorica sulla danza, intesa come movimento libero, non addomesticato, e sulla coreografia, pensata come riscrittura e riorganizzazione del movimento e del rapporto tra sé e il mondo. Nella stessa direzione, di reinvenzione del proprio rapporto col mondo, collocherei anche la seconda parola: paesaggio. Questo termine è evocato innanzi tutto dall’immagine che abbiamo scelto per questa edizione del Festival: un disegno di Mara Cerri che raffigura un ragazzino dentro l’acqua. Il suo rapporto col paesaggio è immersivo, sta in un luogo che genera paura e meraviglia con tutti i sensi molto allertati, fondendosi completamente con esso. Questo è il nostro invito.

E la terza parola?

Infanzia. Termine utile per leggere parte del programma, come ad esempio l’affondo sul rapporto tra radio e infanzia curato da Rodolfo Sacchettini. Ma anche infanzia intesa come archetipo, perenne origine del mondo, come l’ostinato chiedere il perché delle cose e il cercare e inventare altri modi (e mondi) attraverso il gioco.

La tua direzione artistica riguarda il triennio 2012-2014. Cosa rimane e cosa cambia in questa edizione, rispetto a quella passata?

Il Festival si riconferma essere pieno di incontri, non solo di spettacoli: si vuole costruire una pratica di città, una drammaturgia del tempo e dello spazio, e una collettività temporanea che si ferma a pensare e a confrontarsi. La novità di quest’anno, invece, è una più forte presenza di artisti internazionali.

A proposito del “rapporto tra la danza e il mondo” di cui parlavi: la presenza di Cristina Rizzo con il suo spettacolo su Le sacre du printemps è motivato dal celebrato centenario, quest’anno, della prima esecuzione del balletto su musica di Stravinskij?

No, non è questo il punto di partenza del lavoro di Cristina Rizzo, né della sua ospitalità al Festival. Lei già in passato ha lavorato sulla Sagra, ora torna a quella partitura con un solo, un lavoro che si modifica ogni volta in relazione agli spazi e ai contesti che lo accolgono. Naturalmente la scelta di questo spettacolo non è casuale: la Sagra, soprattutto nell’esecuzione di Nijinsky, ha davvero cambiato la storia della danza del Novecento. Interrogarlo di nuovo, oggi, è un modo di porsi una domanda radicale sulla coreografia e sul suo linguaggio.

Cristina Rizzo, La sagra della primavera - foto  ©Irene Franchi
Cristina Rizzo, La sagra della primavera – foto ©Irene Franchi

Francesca Proia propone Voce Lattea, in cui il suo decennale lavoro sul corpo è assorbito, condensato, in funzione di una piena attenzione alla voce. Ci racconti questo progetto?

Francesca lavora sull’idea, a lei molto cara, di trasformare istantaneamente il pesante in leggero. In Voce lattea, presenterà una lettura eseguita attraverso una tecnica yoga di “voce terapeutica”, qualcosa che agisce in maniera profonda sia su chi pronuncia che su chi ascolta. Creando istantaneamente un piccolo cambiamento di stato.

 

Novità multimediale: ASCOLTA l’intera intervista a Silvia Bottiroli su Santarcangelo 13.

Sorpresa: Gagarin da quest’anno è media partner del Festival, e lo racconterà giorno per giorno, con anticipazioni, presentazioni, recensioni, e attraverso la viva voce dei protagonisti. Sempre sul nostro sito, sempre nella rubrica teatro. Stay tuned!

MICHELE PASCARELLA

 

12-21 luglio 2013, Santarcangelo ● 13 – Festival Internazionale del Teatro in Piazza, Santarcangelo di Romagna (RN), luoghi vari, info

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