dinner at usha's

 

Oggi abbiamo lasciato Mumbai, la città di cui mi sono immediatamente innamorata la prima volta che vi sono stata quasi un anno e mezzo fa. Già allora sapevo che sarei tornata. Quello che non sapevo è che Mumbai, o Bombay come ancora la chiamano qui, sarebbe diventata la mia seconda casa, il tutto grazie a Viveek. La nostra avventura a Mumbai, che avevamo stimato in una settimana al massimo, grazie al nostro host meraviglioso si è trasformata in un soggiorno di tre settimane, ed ora, che guardo il paesaggio dai vetri graffiati del treno, con almeno 15 ore di viaggio davanti a me, col sole che tramonta all’orizzonte di una qualche parte in Maharashtra, mi rendo conto di sentirmi un po’ nostalgica. Ripenso all’altrettanto lungo viaggio di andata e alla sensazione di attesa e di eccitazione. Anche il treno mi sembra fosse più accogliente di questo che ci porta lontano dall’amata Bombay. Sì, l’atmosfera è decisamente diversa questa volta!

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La bellezza di un “long train journey” in India sta tutta nella sua imprevedibilità. Lo stato e la condizione dei treni può cambiare drasticamente da un viaggio ad un altro, così come i suoi passeggeri. All’andata, a parte la gioia di ritornare a Mumbai, mi sono proprio divertita. Le 15 ore di viaggio sono volate, tanto eravamo impegnate a conversare con i nostri compagni di cuccetta: una coppia di mezza età di Mangalore e un signore molto interessante sui sessant’anni, di ritorno da Mangalore dopo aver fatto visita alla figlia al campus universitario. Per molti anni ha lavorato negli Stati Uniti come genio dei computer per Microsoft, ma adesso che è in pensione si sta dedicando alle sue vere passioni: scienza, storia ed archeologia. Era così pieno di fatti interessanti, che ci ha intrattenuto per tutto il viaggio con la sua vasta conoscenza. Si è parlato di stelle, astri, piramidi egizie ed alla fine di politica, ovviamente. Sono rimasta molto colpita di quanto, tutti e tre, fossero così bene informati della scena politica italiana. Questo è stato il preciso momento in cui ho realizzato che essendo straniera sia in Italia che in India, spesso mi capita di osservare similarità tra questi due paesi. E, nonostante la mia modesta conoscenza di questo vasto e stupendo paese in via di sviluppo, le mie considerazioni hanno trovato conferma quella sera, e più la conversazione proseguiva, non ero più la sola a notare questi tratti comuni.

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Partiamo dalla cucina. Gli indiani, come gli italiani, non sono solamente orgogliosi della loro vasta tradizione culinaria, ma le sono anche molto fedeli e assai poco disponibili a modifiche e re-interpretazioni. La lingua, poi è un altro punto di contatto: se in Italia troviamo differenti dialetti da una provincia all’altra, l’India ha proprio lingue diverse per ogni stato, e l’hindi, la lingua nazionale, viene prevalentemente usata nelle situazioni ufficiali.

Per non parlare dell’impressionante patrimonio storico-artistico, così vasto che possiamo solo immaginarlo.

Un’altra similarità, purtroppo, è la lotta giornaliera delle persone comuni contro le frustrazioni di un sistema di politici corrotti e avidi di potere, che stanno governando le due nazioni (in entrambi i casi mi sembra che la gente abbia quasi rinunciato, convinti dell’impossibilità di un cambiamento).

Ma, più di tutto, è stato interessante e sorprendente vedere quanto siano calde e accoglienti le persone di questi due paesi così distanti geograficamente. Gli indiani, come avevo già notato qualche anno fa arrivando in Italia, sono persone con un fortissimo senso della famiglia, in senso di convivialità. Qui, come in Italia, le persone dedicano una gran parte del loro tempo libero alla famiglia. Ed infatti, subito dopo aver incontrato la “famiglia estesa” di Viveek, siamo state immediatamente coinvolte in tutti gli eventi familiari che si sono svolti durante il nostro soggiorno. Ci siamo sentite subito a casa. È stato davvero divertente trovarmi, ancora una volta, seduta a tavola per il consueto pranzo domenicale. Del resto quale modo migliore di creare un immediato senso di appartenenza?

Immagino che, in fin dei conti, debba ammettere che sia l’Italia che l’India mi hanno conquistata, ognuna a suo modo ma entrambe così piene di contrasti, ognuna con la sua immensa bellezza, ognuna con le grandi difficoltà che le persone vivono giorno dopo giorno.

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