frost-nixonLa scena che si apre agli spettatori di Frost/Nixon è quella di un set televisivo, dall’estetica che rimanda agli anni ’70, destinato ad accogliere un evento unico nella storia americana, le dimissioni del presidente degli Stati Uniti, al fine di evitare la prosecuzione della procedura di impeachment avviata dal Congresso per l’accusa di insabbiamento delle indagini sull’affaire Watergate. Uno dei due protagonisti dello spettacolo è infatti Richard Nixon, il presidente della guerra del Vietnam, dell’apertura alla Cina, della normalizzazione della guerra fredda con i primi incontri tra russi e americani.

L’altro protagonista è David Frost, l’anchorman di successo dei talk show americani dell’epoca, emblema di una TV pop, all’insegna del disimpegno, il quale tenta il colpo della vita, ottenere la possibilità di intervistare Nixon al fine di strappargli quello che lui non ha mai concesso, l’ammissione della sua responsabilità, e che per questo ingaggia una piccola squadra di giornalisti investigativi d’assalto.

La messinscena del Teatro dell’Elfo è spoglia ed essenziale, vive di semplici simboli, quali sono la scrivania di Nixon o le poltroncine da talk show, e di cambi scena continui e velocissimi, con gli stessi attori che spostano mobili e oggetti per rappresentare lo studio ovale del Presidente, la camera d’albergo dell’anchorman che viaggia tra Australia, Londra e Washington, lo studio televisivo che sarà il centro dell’intervista-duello fino al campo da golf del buen ritiro californiano di Nixon dopo le sue dimissioni. Il racconto procede in modo rapido e serrato, con un ritmo che rimanda al montaggio cinematografico.

Dopo una prima parte in cui i due protagonisti della storia sono presentati in un racconto alternato, la regia porta lo spettatore pian piano verso quello che sarà il duello all’Ok Corral in 12 round, il numero delle interviste che saranno registrate per quello che verrà definito l’evento giornalistico-televisivo del secolo.

La coppia di attori Elio De Capitani (Nixon) e Ferdinando Bruni (Frost) si immedesimano anima e corpo nei due protagonisti creando un coinvolgimento crescente nel pubblico, conscio che alla fine solo uno sarà il vincitore della tenzone dialettica. La storia ci dice che il vincitore sarà il giornalista di talk show che riuscirà ad ottenere quello che qualunque suo collega avrebbe voluto, la confessione del Presidente ed il successo planetario. La bruciante sconfitta, questo almeno ci sembra suggerire la conclusione, ha tuttavia forse consentito a Nixon di liberarsi di un peso, e di poter quindi finalmente approdare ad una definitiva uscita di scena.

Quello dell’Elfo è uno spettacolo ricco di suggestioni, che spesso ci fa pensare alla situazione politica del nostro paese (è ancora fresca nella nostra memoria l’interpretazione di De Capitani del Caimano, nel film di Nanni Moretti). Ci mostra il volto oscuro del potere, ad esempio quando Nixon afferma con arroganza che un atto, se compiuto dal Presidente, non può essere, per definizione, illegale. Soprattutto ci mostra le tante sfumature che può assumere la dialettica tra il potere politico e quella della comunicazione. Da un lato il potere cerca di servirsi del sistema dei mass media per rafforzare la propria legittimazione, utilizzandoli come cassa di risonanza delle proprie “verità”. Dall’altro lato i media possono risultare un luogo aperto e non manipolato di confronto, in cui disvelare la menzogna e far valere un principio di responsabilità.(Dario Zanuso e Aldo Zoppo)

Teatro dell’Elfo – FROST/NIXON, di Peter Morgan. Diretto e interpretato da Ferdinando Bruni e Elio De Capitani. Visto al Teatro Nuovo di San Marino l’11 febbraio 2014

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