Philip Dick

 

Philip Dick
Philip Dick

All’aeroporto di Los Angeles, un gruppo di giovani studenti di Fullerton aspettava una persona importante. Il passeggero in questione era lo scrittore Philip K. Dick. Erano tutti iscritti al corso di letteratura del professor Willis McNelly. McNelly aveva letto a lezione alcune lettere disperate che Dick gli aveva spedito. A Vancouver, dove si trovava invitato per una conferenza, Dick era mentalmente deragliato. Gli abusi di anfetamine, l’ennesimo divorzio, l’irruzione nella sua casa di San Rafael che aveva esacerbato le sue tendenze paranoiche, lo avevano prosciugato: un tentato suicidio finì col ricovero volontario in una clinica per tossicodipendenti.

Nelle lettere si dichiarava virtualmente un senzatetto; aveva perso l’abitazione dove aveva passato due anni sul divano, con drogati e spacciatori come compagnia e, comunque, non ci sarebbe mai rientrato.

I ragazzi avevano una stanza a disposizione. Dick, uno dei loro autori preferiti, poteva tornare e starsene da loro.

All’aeroporto i quattro (tre ragazze e un giovane studente con aspirazioni letterarie, Tim Powers) videro un uomo in pantaloncini beige, una valigia chiusa a malapena con una corda, la Bibbia. Era lui.

Divise l’appartamento con un tale Stein. Aveva i suoi momenti neri ma il naturale carisma, la sua intelligenza brillante, gli permisero di adattarsi alla vita di universitari con metà dei suoi anni.

Si sentiva ammirato; giovani scrittori erano sempre intorno a lui desiderosi di carpirne il talento, ma senza invadenza. Quei ragazzi si chiamavano Tim Powers, K.W.Jeter, James Blaylock. Philip non era più solo, si sentiva bene, poteva scrivere. Il libro che iniziò si chiamava A Scanner darkly (Un oscuro scrutare); parlava del centro per tossicodipendenti di Vancouver, dei giorni buttati con i tossici della California, di terribili personalità sovrapposte e in conflitto tra loro. Un capolavoro.

In un party universitario conobbe Tessa, la sua quinta moglie. Tessa, come le altre, aveva i capelli scuri ed un’infanzia difficile.

Si sposarono prima della fine di quella estate vigorosa e andarono a vivere insieme. Dick perse i contatti con i suoi giovani amici, Tessa gli bastava. Poi la crisi del marzo ‘74 o, come Dick stesso la chiamò, l’anamnesi.

L’episodio è noto: subito dopo un intervento di rimozione ai denti, Philip ordinò per posta del pPntothal per lenire il dolore. La ragazza (sì, con i capelli neri) che fece la consegna portava una piccola collanina a forma di pesce stilizzato. Il pesce stilizzato è un simbolo protocristiano (in verità esisteva già come simbolo pagano, come l’allegoria del buon pastore. Venne adottato successivamente dai primi cristiani. Chi, come me, vive a Roma, sa che le catacombe dell’Appia antica ne sono piene.)

Quando i raggi del sole caddero sulla collanina creando un lucore riflesso, Dick vide le sue vite precedenti, la malattia di suo figlio (lo salvò, in effetti), varie rivelazioni che lo tennero sveglio cinque giorni. Da quel momento cominciò l’ultima parte della carriera di Dick “il mistico”, culminata con la Trilogia di Valis e l’Esegesi (mai pubblicata in Italia).

Nel 1976 divorziò da Tessa; rivide Powers, Jeter e Blaylock che da studenti si erano trasformati in scrittori professionisti di fantasy e fantascienza.

Negli anni ottanta crearono un genere, il cosidetto steampunk, dalle forti influenze dickiane. Jeter oserà addirittura scrivere un seguito di Blade Runner (Do androids dream of electric sheep). Tim e sua moglie Serena gli furono vicini fino alla fine dei suoi giorni.

Powers, scherzando, mi dice che Dick quel giorno parlò veramente con Dio.

P.S.: l’autore ringrazia il grande Tim Powers per aver risposto a boriose domande via mail fondamentali per scrivere questo articolo

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