ludopatiaPavia è la città europea con il maggior numero di slot machine in rapporto al numero di abitanti (una ogni centoquattro), una vera e propria «capitale della ludopatia» nel cuore della locomotiva d’Italia, la Lombardia. Le due cose non sono scollegate. Perché è nelle regioni più «produttive» che gli effetti della crisi si fanno sentire maggiormente, colpendo più in profondità nell’opera di disgregazione della società. Emergenza casa, emergenza lavoro, emergenza ‘ndrangheta, emergenza ludopatia sono anelli di una stessa catena, epifenomeni di una crisi economica che ha come target privilegiato la fascia più debole della società.

Ed è proprio a questo target che punta la diffusione capillare del gioco d’azzardo provocata quasi «scientificamente» da una legislazione compiacente e favorevole agli imprenditori delle slot (basti pensare alla scandalosa vicenda del condono da 98 miliardi di euro), da un’attività lobbystica manifesta, dagli interessi e dalla presenza delle mafie nel settore, da un immaginario plasmato da campagne pubblicitarie costruite ad arte («Ti piace vincere facile?»), da un dibattito pubblico incentrato solo sugli aspetti patologici del problema.

Pavia, dunque, è un luogo simbolo di questa realtà. E non è certo un caso se, poco più di un anno fa, quattro trentenni di Pavia decisero di creare su internet il sito senzaslot.it allo scopo di fare una mappatura «dal basso» di tutti i bar d’Italia senza macchinette mangiasoldi. Un modo intelligente e positivo di porre la questione, perché disegnare una mappa dei bar che rinunciano ad installare slot machine, o scelgono di toglierle se già le avevano, con l’aiuto di chiunque voglia fare una segnalazione, significa coinvolgere e sensibilizzare il maggior numero di persone possibile.

Nel giro di pochi mesi, senzaslot.it diventa un fenomeno mediatico. Piovono migliaia di segnalazioni da ogni angolo d’Italia, e migliaia sono i contatti al sito anche perché nel blog «si ragiona su cosa c’è dietro al gioco, su quali sono gli interessi che muovono la grande macchina “mangiauomini” e si dice chiaro e forte che l’azzardo non è un gioco, ma una schiavitù che colpisce soprattutto i più deboli».

L’iniziativa dei quattro giovani, che intanto hanno costituito il Collettivo Senza Slot, suscita l’interesse dei giornali nazionali, radio, televisioni. Diventa un simbolo della lotta alla ludopatia che produce manifestazioni di protesta e, inevitabilmente, provoca la reazione della lobby dell’azzardo legalizzato che addirittura denuncia il Collettivo di terrorismo (esposti alla magistratura per iniziativa di Assotrattenimento, il settore di Confindustria che tutela gli interessi degli imprenditori dell’azzardo).

Tutta questa esperienza è raccontata nel libro Vivere senza slot. Storie sul gioco d’azzardo tra ossessione e resistenza scritto dal Collettivo Senza Slot (ed. Nuovadimensione). Al confine tra narrativa e giornalismo d’inchiesta, il libro intreccia significative storie di vita ai dati sul dilagare incontrollato del fenomeno, descrivendo con lucidità il declino della realtà sociale del Nord, sempre più ostaggio degli interessi economici della criminalità organizzata.

Gli autori di Vivere senza slot saranno a Bologna sabato 12 aprile per presentare il loro libro alla libreria Modo Infoshop (Interno 4 Bologna) in via Mascarella 24/b alle ore 19. Una presentazione speciale, perché i giovani del Collettivo saranno insieme a Wu Ming 1 e Wu Ming 2 nel più classico degli «incontri con il mentore». Più volte citato nelle pagine del libro, Giap, il blog di Wu Ming, è infatti punto di riferimento fisso e palestra di scrittura argomentativa per molti dei coautori del volume.

 

Sabato 12 aprile, presentazione del libro VIVERE SENZA SLOT del Collettivo Senza Slot (ed. Nuovadimensione) – Incontro con gli autori e con Wu Ming – Bologna, libreria Modo Infoshop (Interno 4 Bologna), via Mascarella 24/b – Ore 19 – Info: 051 5871012, modoinfoshop.com

 

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