Balletto  Civile, Il sacro della primavera - Foto di Francesco Carbone
Balletto Civile, Il sacro della primavera – Foto di Francesco Carbone

Il più grande fiasco di tutti i tempi, alla sua prima rappresentazione: quando debuttò, nel maggio 1913 a Parigi, generò una rissa tra il pubblico, forse a causa dei ritmi ossessivi e degli inauditi utilizzi strumentali che l’autore (Igor’ Stravinskij) aveva escogitato allo scopo di creare tensione, utilizzando una massa orchestrale di quasi 150 elementi. L’allestimento era a cura dei Balletti Russi di Sergej Djagilev, con le coreografie di Vaclav Nižinskij: nomi mitici, per chi si interessa di arte coreutica. Per la cronaca: stiamo parlando de La Sagra della Primavera, e nel secolo a seguire ne sono state realizzate oltre duecento versioni.

La Soffitta di Bologna dedica ora a questo prorompente balletto il progetto Tradire fedelmente: “La sagra della primavera”, che la curatrice Elena Cervellati così introduce: «Il già lungo elenco delle riprese e, soprattutto, delle vere e proprie reinvenzioni -possiamo citare quelle di Maurice Béjart, Pina Bausch o Martha Graham- di questa opera si è ultimamente ampliato con altri titoli. Tra questi Il sacro della primavera (2011) di Michela Lucenti per Balletto Civile e La Sagra della Primavera Paura e Delirio a Las Vegas (2013) di Cristina Rizzo. Entrambi i lavori ripensano radicalmente l’originale, eppure da esso traggono nutrimento: il primo, tutto attraversato dal fragore scomposto di una comunità; il secondo, completamente immerso in un ascolto musicale solitario, in una solitaria danza. Prima di ogni spettacolo sarà possibile vedere brevi estratti video di altre Sagre. Le domande messe in campo da questi lavori verranno ampliate nella presentazione del recente volume curato da Patrizia Veroli e Gianfranco Vinay, I Ballets Russes di Diaghilev tra storia e mito. Tutto ciò potrà anche aiutare a riflettere su temi ampi, in particolare sull’identità dell’opera d’arte in danza».

Cristina Rizzo, La sagra della primavera Paura e Delirio a Las Vegas - Foto di Irene Franchi
Cristina Rizzo, La sagra della primavera Paura e Delirio a Las Vegas – Foto di Irene Franchi

Da noi interpellata, la coreografa e danzatrice Cristina Rizzo suggerisce: «La Sagra della Primavera Paura e delirio a Las Vegas, un’interpretazione in solo della Sagra di Stravinskij, é un puro gesto coreografico, lontano dall’idea di un’artista che rilegge la tradizione. È l’esperienza di un paesaggio viscerale che si rovescia verso il fuori amplificando un movimento che si fa delirio del corpo, apparizione di un territorio che non ha profondità ma solo superfici, e che esiste solo nel tempo condiviso di ‘un adesso’. La materia invisibile e singolare in tensione sceglie di approfondire e toccare l’aspetto immaginifico della famosa partitura musicale grazie anche ad uno spiazzamento percettivo tra il visivo e il sonoro, producendo una torsione che si rigenera continuamente e che rivela l’attitudine del corpo a farsi luogo di attraversamento. Ciò che chiede è di intervenire sulla propria modalità soggettiva di appropriazione e di ingresso nella lingua, prima ancora che questa venga messa in funzione nel discorso, rivelandoci che l’espressione non abita il senso e pertanto non produce necessariamente significato».

Balletto  Civile, Il sacro della primavera - Foto di Francesco Carbone
Balletto Civile, Il sacro della primavera – Foto di Francesco Carbone

Scrive Michela Lucenti, leader del “collettivo nomade di performers” Balletto Civile, in merito al suo Il sacro della primavera: «Ecco l’orgiastica rinascita di una generazione. Lasciamo definitivamente i padri come si lascia l’inverno. Smettiamo di essere figli. Che il rito propiziatorio avvenga con il nostro sudore. È il nostro tempo e ce lo riprendiamo, gli antenati saranno d’accordo con noi senza bisogno di tanti discorsi. Non c’è più tempo per le spiegazioni. Siamo corpi. Non ci serve altro. Siamo corpi».

MICHELE PASCARELLA 

 

6 – 8 maggio 2014 – TRADIRE FEDELMENTE: “LA SAGRA DELLA PRIMAVERA” – a cura di Elena Cervellati – Bologna, luoghi vari, info: dar.unibo.it

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