internetdipe

Gentile dottoressa,

sono la madre di un ragazzo di 14 anni e sono preoccupata perché ho sentito parlare della dipendenza da internet e credo che mio figlio ne sia affetto. Da oltre un anno passa ore ed ore davanti al monitor e non c’è modo di farlo alzare, passa molto tempo su facebook e collegato a videogiochi on-line. Sta perdendo gli amici, o comunque preferisce parlare con loro tramite pc piuttosto che uscire e non credo ciò sia sano per la sua età. Abbiamo provato a negargli l’accesso al pc o a limitarne le ore ma diventa molto aggressivo o si chiude in camera in silenzio. Come possiamo risolvere la situazione?

Grazie, G., Ravenna

 

Cara G.,

indubbiamente esiste, tra le dipendenze comportamentali, quella da internet. Per intervenire in tempo è utile prestare attenzione ad alcuni segnali, da considerare tuttavia con molta cautela. Mi preme ricordarti che il fatto che vostro figlio presenti alcuni dei sintomi che vi descriverò sotto non fa di lui un Internet dipendente.

Secondo i sostenitori della dipendenza da videogiochi come disturbo psichiatrico, le emozioni e la sensazione di piacevole star bene creati dai videogiochi, sono dovuti al rilascio nell’organismo di sostanze come anfetamine e dopamine. A brevissimo termine queste sostanze provocano nell’organismo una sensazione diffusa di benessere o hanno un effetto sedativo rispetto a stati, anche leggeri, d’ansia o di depressione. Ciò vale per bambini, adolescenti e adulti. I criteri diagnostici presentati di seguito sono quelli proposti dallo psichiatra statunitense Goldberg che ha posto per primo l’attenzione al fenomeno della dipendenza da internet:

– Bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore in rete per ottenere soddisfazione

– Marcata riduzione di interesse per altre attività che non siano Internet

– Sviluppo, dopo la sospensione o diminuzione dell’uso della rete, di agitazione psicomotoria, ansia, depressione, pensieri ossessivi su cosa accade on-line, classici sintomi di astinenza

– Necessità di accedere alla rete sempre più frequentemente o per periodi più prolungati rispetto all’intenzione iniziale

– Impossibilità di interrompere o tenere sotto controllo l’uso di Internet

– Dispendio di grande quantità di tempo in attività correlate alla rete

– Continuare a utilizzare Internet nonostante la consapevolezza di problemi fisici, sociali, lavorativi o psicologici arrecati dalla rete.

In pratica si attivano gli stessi  meccanismi implicati nella tossicodipendenza: la tolleranza (per cui si è costretti ad aumentare le dosi di una sostanza per ottenere lo stesso effetto), l’astinenza (con comparsa di sintomi specifici in seguito alla riduzione o sospensione di una particolare sostanza) e il craving, ovvero un fortissimo e irresistibile desiderio di assumere una sostanza o un comportamento.

Mi chiedi cosa si possa fare per fronteggiare questo problema. Non è detto che si tratti di vera e propria dipendenza – per stabilirlo sarà necessaria la valutazione di un professionista – ma alcuni comportamenti genitoriali possono essere applicati a prescindere. Ad esempio potreste parlargli del disturbo da dipendenza da Internet semplicemente come preoccupazione remota per il futuro o spiegargli che volete che lui usi Internet in un certo modo, per lo stesso motivo per cui volete che non mangi troppe porcherie o che faccia sport. Non perché lo ritenete malato, ma perché volete che continui a crescere sano. Spiegategli in maniera precisa quali sono i comportamenti che disapprovate e che deve modificare. Evitate richieste generiche del tipo “vogliamo che ti controlli di più”, o “vogliamo che tu sia più ubbidiente”. Preferite richieste del tipo “vogliamo che ti scelga un altro interesse da coltivare a computer spento” o “vogliamo che tu non faccia scenate quando ti diciamo che è ora di disconnettersi” e aiutatelo concretamente poi ad attuare tali comportamenti alternativi. Inoltre fategli osservare le regole. Se tende a trasgredirle di nascosto mostrate pazienza. Questo comportamento fa parte del disturbo stesso, se c’è. Aumentate però il vostro controllo, rendendo più difficili i sotterfugi.

Lasciategli la possibilità di accedere ad Internet. L’embargo totale non è consigliabile. (Il gusto del proibito!). Non sono necessarie neanche regole più severe. Questo verrebbe vissuto come punitivo e persecutorio. Potreste semmai concedetegli qualcosa in più, poco, in termini di tempi o di cose che può fare. Siate però ancor più rigorosi nel fare osservare le regole stabilite sulla base del principio della sana autorità genitoriale.

Rimproveratelo per i comportamenti, ad esempio quando disubbidisce, ma non colpevolizzatelo. Mostrate anzi di capirlo e di trovare normale che Internet gli piaccia tanto. Infine creategli alternative ad Internet, ed incoraggiatelo ad usarle: attività sociali, occasioni di stare insieme con altri ragazzi, occasione di stare con voi. Assegnategli compiti specifici che servano a fargli capire che non ce l’avete con Internet, e che lo orientino verso un uso controllato e finalizzato dello strumento.

Dott.ssa Alice Lombardi

Psicologa e psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale. Inviatele i vostri dubbi all’indirizzo alicelombardi@hotmail.com e riceverete una pillola di psicologia da assumere assieme ad un’attenta lettura di Gagarin

 

 

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