Carlo LucarelliCon “Albergo Italia”, edito da Einaudi, Carlo Lucarelli torna al genere da lui inaugurato con la trilogia del Commissario De Luca: un giallo tutto italiano che sviluppa la sua trama tra storia e cronaca nera con uno stile asciutto e ben ritmato.

Stasera, 21 agosto, Carlo Lucarelli  è a Rimini a Castel Sismondo, all’interno della rassegna Mobycult, per presentarlo.

Ambientato alla fine dell’Ottocento, nella Colonia Eritrea il romanzo ha per protagonisti il capitano Piero Colaprico dei Reali Carabinieri e lo zaptiè, la sua spalla, il carabiniere indigeno Ogbagabriel Ogbà.

L’inizio della storia è un tentativo di furto nel deposito militare di Archico, a Massaua, l’anno è il 1899. Non è stato portato via nulla, in apparenza, ma l’indagine affidata al capitano Colaprico smaschera quello che sembra l’usuale “gioco delle tre carte” dei trafficanti di merci destinate all’esercito, complice un furiere dai molti segreti. Mentre Ogbà, osservando le tracce nel deposito, si accorge invece che è stata rubata una cassaforte, chiusa, che non avrebbe dovuto essere lì.

E quando poi il giorno dell’inaugurazione dell’Albergo Italia, il più moderno ed elegante – e ancora l’unico – di Asmara, in una delle camere viene trovato morto «Farandola Antonio, di anni 46, residente a Torino, professione tipografo», è sempre Ogbà a notare che lo sgabello rovesciato sotto il cadavere risulta troppo basso per impiccarsi alla ventola sul soffitto.

Il caso sembra chiaro: «Il sottotenente Lorenzo Maria Franchini (…) aveva ucciso il (…) tipografo di Torino, perché non poteva pagargli i debiti di gioco, poi ne aveva inscenato il suicidio». Ma a Colaprico e Ogbà i conti non tornano.

«E infatti nei giorni successivi accaddero due cose. Anzi, tre». Tra cui il ritrovamento della cassaforte trafugata dalla caserma, aperta e vuota, con sopra la testa del ladro, «con la bocca spalancata, senza occhi e senza lingua».

L’indagine prosegue, tra colpi di scena e parziali verità, fino a riannodare la trama di eventi apparentemente slegati e a far riaffiorare all’Asmara, futura capitale della colonia d’Eritrea, il clamoroso scandalo della Banca Romana del 1893, insabbiato dopo aver coinvolto le altissime sfere del Regno d’Italia, tra ingerenze di “maffia” e collusioni finanziarie e politiche.

 

 

21 agosto, Rimini, MobyCult, Castel Sismondo, ore 21, info: cnarimini.it, 349 7570237 

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