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The Beach Boys – «California Girls»
LSD, lava lamps e incontrare Dio. Brian Wilson ha dichiarato di avere visto le note introduttive di California Girls materializzarsi in un pentagramma di stelle nel cielo californiano, di ritorno dal suo primo spaventoso viaggio in acido. 30 secondi di introduzione che lo catapultano direttamente nell’empireo degli immortali, insieme a Gershwin e Johann Sebastian Bach. Per il genio pop vivente quella musica fu una rivelazione celestiale, a me invece ricorda la pubblicità del Maxicono della mia infanzia.

Violent Femmes – «Blisters In The Sun»
Questo inno di surf punk acustico uscito dalla felice penna di Gordon Gano, un’ode ai pruriti sessuali adolescenziali e alle cicatrici da acne, oltre a farci ballare senza pace da ormai più di 30 anni, ci insegna l’importanza di spalmarsi sempre la crema solare, soprattutto se sei un giovane in calore che viaggia in direzione di un bordello messicano

Sly and the Family Stone – «Hot Fun In The Summertime»
Questa placida canzone soul entrò nella top ten lo stesso mese in cui il gruppo partecipò al festival estivo più iconico di tutti i tempi, Woodstock. Nel pezzo, ogni membro della Family canta un verso su ciò che ama di più dell’estate, ma tutti sono d’accordo su una cosa: «Ecco quando ci siamo divertiti di più… quei giorni d’estate…». In particolar modo, se proprio in quelle giornate estive riesci a entrare a fare parte della storia della musica, prima dell’inizio della fine.

Rino Gaetano – «Sfiorivano Le Viole»
Lo stecchetto del moretto abbandonato nella sabbia rovente, i fantasmi delle tre del pomeriggio nella canicola tremolante, fichi d’india ai lati della strada deserta, le famiglie sulla spiaggia libera che mangiano insalata di riso sotto l’ombrellone, ragazzi che si schizzano nel mare verde d’agosto. Tutto è fermo e sospeso: è il periodo più Rino Gaetano dell’anno.

Nelly – «Hot in Herre»
Su un potente beat a firma Neptune, tutto cenni di testa gommosi e spalle che si scuotono, Nelly non va tanto per il sottile: «Si sta facendo caldo qui / quindi togliti tutti i vestiti» mentre la voce femminile nel ritornello risponde a tono «Sto diventando sempre più calda / voglio togliermi tutti i vestiti». Un picco di sublime poesia che manco Prevert. Pezzo hip hop perfetto per quei giorni in cui la colonnina del mercurio schizza fuori dal termometro e l’abbigliamento diventa opzionale.

Bryan Adams – «Summer of ’69»
Perché sì.

Eddie Cochran – «Summertime Blues»
Quasi tutti cantano di quanto è dolce e divertente l’estate, ma quasi nessuno di quanto può essere dura. Probabilmente Eddie Cochran – sempre sia lodato – è stato il primo. La maggior parte di noi sa bene cosa sia quella particolare malinconia estiva che ci assale quando gli amici si godono le vacanze mentre tu sei costretto a lavorare per guadagnare qualche spicciolo, ma è stato lui per primo a ficcarcela dentro una canzone. Probabilmente il rock’n’roll non risolverà i tuoi problemi, ma di sicuro ti permette di ballarci sopra. Scusate se è poco.

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The Rolling Stones – «Ventilator blues»
Negli scantinati umidi di Nellcote i Rolling Stones in esilio scatenano un baccanale blues rovente e lascivo. Nell’afa torrida della riviera francese «ognuno ha bisogno di un ventilatore».

Jonathan Richman – «That Summer Feeling»
Su questa semplice, triste canzone, l’ex Modern Lover strimpella un omaggio ai momenti estivi che ci perseguitano e ci prendono per il culo mentre via via si invecchia. Sai che sei nei guai, Richman canticchia, «quando anche i tempi della quarta elementare, che odiavi, iniziano a sembrarti belli». Praticamente ogni successiva canzone indie rock dedicata all’estate viene fuori da qui.

Miriam Makeba – «I can’t crossover»
Questo calypso è un balsamo per le orecchie e vi rimetterà in pace col mondo in qualunque stato e umore voi vi troviate, come una passeggiata in una spiaggia deserta al tramonto a piedi nudi mentre le scie chimiche ci avvelenano e ricamano il cielo per me per voi per tutti.

The Barracudas – «Summer Fun»
Pa-pa-papà Pappapà pa-pà. Pa-pa-papà Pappapà pa-pà.

Os Mutantes – «A Minha Menina»
Non c’era assolutamente niente come Os Mutantes nel 1968 in Brasile. Il gruppo cantava testi nonsense su tappeti garage pop, conditi da percussioni afro-brasiliane e chitarre fuzz, con pedalini ed effetti sonori che loro stessi costruivano su vecchie parti di macchine da cucire. Come gran parte di quello che hanno fatto, si trattava di post-modernismo: erano psichedelici prima dei Pink Floyd, punk prima dei Sex Pistols e ironici e deviati prima del cosiddetto indie rock. Una malattia tropicale, una macumba sonora che ha infettato la cultura pop per sempre, senza nessuna possibilità di rinsavire.

Martha and The Vandellas – «(Love Is Like A) Heatwave»
Può essere che l’unica cosa meglio di un’avventura estiva sia assaporare il ricordo di un’avventura estiva. Far fare un giro a questo classico della Motown nelle vostre orecchie potrebbe farvi da madeleine e restituirvi intatto tutto il suo sapore lontano.

Max Pezzali e Caterina – «Aeroplano»
Il mio primo bacio alla francese l’ho dato in terza media a una ragazza di Ferrara al luna park, mentre dai calcinculo veniva sparata impietosamente questa canzone dalle casse. Era luglio, il giorno dopo il mio compleanno, e mentre affondavamo l’uno nell’altra mi chiedevo se tutta quella bava fosse necessaria. Però mi è piaciuto molto. Quella stessa sera mi rubarono la mountain bike, e il giorno dopo mi spuntò un afta in bocca. Forse dovevo prenderlo come un avvertimento. È inutile: dopo il primo bacio, tutto è in discesa.

Clap Your Hands Say Yeah – «The Skin Of My Yellow Country Teeth»
Questo è un assist da parte di una persona che ha buon gusto e sensibilità a iosa. È dello scorpione, e come ogni scorpione sa il fatto suo. Ballatevela alla sua.

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