Gentile dottoressa,

ho letto su una rivista qualcosa a proposito di un disturbo derivante dalla paura di rimanere senza la connessione internet. Io credo di soffrirne…non riesco più ad andare in luoghi (compreso i ristoranti) in cui so a priori che il cellulare non prende e appena arrivo in nuovi luoghi controllo e sto male se non prende… Come si può superare questa dipendenza? Mi sento così stupida….

G., Ravenna

 nomofobia

Cara G.,

la problematica a cui fai riferimento è la nomofobia, ovvero quello stato di stato di ansia, stress o nervosismo che emerge nel momento in cui ci si trova senza cellulare o quando si è irraggiungibili.

Il termine deriva dall’inglese No mobile phone phobia ed è comparso per la prima volta in Gran Bretagna nel 2008, in seguito alla pubblicazione dei risultati di un sondaggio sul rapporto degli utenti con il proprio cellulare, in cui emerse che il 53% dei britannici intervistati era ansioso quando non aveva con sé il proprio telefono. Qualche anno dopo, un altro studio condotto al di là della Manica ha rivelato che il 22% dei francesi non potrebbe vivere più di un giorno senza il cellulare.

E tali dati sono destinati a lievitare con la diffusione massiccia degli smartphone, strumenti che sono diventati un’appendice di se stessi, contenendo le nostre agende, rubriche, foto, i brani musicali preferiti e i navigatori. Il telefono è diventato un assistente personale senza il quale ci sentiamo nudi… «È come un nuovo coltellino svizzero» ha affermato Phil Marso, promotore dal 2001 delle giornate mondiali senza telefonino.

La prima cosa che dobbiamo chiederci è cosa perdiamo se perdessimo il cellulare. Da questa risposta dipenderà lo stato di angoscia provato al pensiero di rimanere senza telefono o connessione.

Guardiamoci intorno: quante volte al ristorante si vedono coppie in cui ciascun componente è attaccato al monitor del proprio smartphone?! Senza voler scadere in banalismi, é un dato di fatto che il telefono abbia assunto un ruolo sempre più rilevante anche nelle relazioni. È un dato di fatto ma ciò non deve implicare un asservilimento passivo né una condanna tout court dello strumento.

Si tratta piuttosto di trovare la giusta misura, e indubbiamente non è facile imparare l’equilibrio quando ci si districa con i nuovi strumenti.

Mi chiedi come si può combattere questa dipendenza. In primo luogo bisogna stabilire se di dipendenza si tratti. Di seguito cito i criteri che la definiscono anche se quantitativamente e qualitativamente dovranno essere misurati e valutati da un esperto:

– il soggetto dedica la maggior parte del proprio tempo ad attività connesse all’utilizzo del telefonino, svolte in modo esclusivo o in concomitanza con altre attività;

– manifesta senso di stordimento, mal di testa, vertigini, dolori al viso o all’orecchio o altri sintomi fisici che possono essere collegati all’abuso del telefonino;

– manifesta un atteggiamento di estrema affettività verso l’oggetto telefonico che si evidenzia principalmente con la resistenza ad allontanarsi da esso anche per poco tempo;

– mostra un utilizzo del telefonino non giustificato da necessità, bensì come strumento per soddisfare bisogni di ordine affettivo-relazionale e quale principale mezzo per comunicare con gli altri rispetto ad altre forme di comunicazione;

– tende ad entrare in ansia o perfino in panico, o comunque a sperimentare stati emotivi spiacevoli se il telefonino è scarico o se non funziona;

– utilizza il telefonino come mezzo di protezione e di intermediazione per entrare in rapporto con altri con i quali altrimenti non si riuscirebbe a comunicare in modo diretto;

– propende ad utilizzare il cellulare come strumento di controllo nelle relazioni sentimentali e affettive;

– è incapace di mantenere dei momenti di assenza di contatto e di comunicazione con qualcuno;

– tende a giustificare l’incapacità a staccarsi dal telefonino con l’uso di alibi;

– tende ad utilizzare il telefonino per tenere sotto controllo alcune paure o insicurezze;

– tende ad usare più telefonini;

– ha l’abitudine di mantenere il telefono acceso anche di notte e di effettuare eventuali risvegli notturni per controllare l’arrivo di sms o chiamate.

 Tornando a come si possa affrontare un’eventuale dipendenza possiamo dire che per prevenirla o combatterla dobbiamo evitare di diventare schiavi del telefono. Più facile a dirsi che a farsi. È indubbio che il telefono serva, abbia un ‘utilità anche di sicurezza ad esempio per poter contattare qualcuno per un bisogno. E’ inutile ripetersi la solita cantilena del tipo quando non c’era come facevamo?!, ma più semplicemente possiamo dire che se ci sentiamo più sicuri col telefono in tasca o in borsa va bene… Possiamo ricordarci però che il telefonino può anche essere spento. Quindi partiamo dall’esercizio di spegnerlo quando non necessario, pur tenendolo con noi. L’azione di riaccenderlo non è automatica quanto il controllarlo in modo quasi compulsivo, come a tutti capita di fare nei momenti di noia, di tensione o per altri motivi ancora…

Dopodiché possiamo ritagliarci dei veri e propri momenti senza cellulare, giornalmente, lasciandolo a casa, ma soprattutto se ci sono i contorni della dipendenza il percorso dovrà essere graduale e seguito da uno specialista. Nel quotidiano si possono creare momenti con il partner o la famiglia in cui si decide insieme di non usare il telefono a partire dal pranzo o la cena in casa o fuori o decidere in vacanza, di usarlo solo per sentire chi è rimasto a casa. Il principio deve essere quello dell’allenamento, partire da pochi momenti per arrivare a spazi più ampi, proprio come quando si comincia ad andare a correre!

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