“Cosa sono le subsidenze?”

Qualche giorno fa mia mamma, mentre sfogliava le pagine della nostrana e celebre free press Ravenna&Dintorni, ha scoperto dell’esistenza del Festival di street art che si terrà dal 1 al 7 settembre a Ravenna e che ospiterà writers di fama internazionale.

subsidenze

Per qualche motivo che non capisco fino in fondo, ma che in qualche maniera è legato al gap generazionale, non ho voglia di starle a spiegare la pappardella geologica sulla compattazione dei materiali e, per rispondere alla sua domanda, mi limito a riservarle la risposta sintetica, strategica e adattata del tipico approccio idiota da figliol-indolente, sperando che per una volta lei mi venga un po’ incontro e la pianti col terzo grado su cose che FONDAMENTALMENTE non le interessano, proprio mentre sto cercando di cogliere le ultime battute del film in tv:

“Ravenna è sorta su un terreno alluvionale e prima o poi finirà sott’acqua come quell’odiosa città della Laguna” le rispondo.

Ogni scelta è una rinuncia e siccome tutti noi adoriamo i concept marketing, come i teaser pubblicitari, questo articolo vuole vendervi il concetto che una delle differenze tra un graffito e un “articolo 639” (Deturpamento e imbrattamento di cose altrui), è il patrocinio del Comune. L’evento Subsidenze fa parte del folto calendario Prove Tecniche 2019 (il 17 ottobre a Roma ci sarà l’audizione finale di Ravenna2019, cioè l’ultimo incontro prima che la Commissione internazionale indichi la “Capitale europea della Cultura; con ogni probabilità lo stesso giorno si saprà quale capitale è stata scelta dal Governo (Renzi)) e proprio perché il ravennate medio è aperto e ben disposto nei confronti delle velleità giovanili,  sono stati chiamati a lavorare sui muri della nostra città “7-artisti-di-fama-internazionale” tra i quali spiccano i nomi di Millo, classe 79, architetto e writer a cui il comune di Torino ha di recente assegnato la realizzazione pittorica di ben 10 edifici, No Curves, tape artist, ovvero artista che disegna con il nastro adesivo, l’illustratrice e writer romana Gio Pistone a cui è dedicata una mostra personale presso la galleria Mirada e Dissenzo Cognitivo (unica presenza indigena) .

Ogni scelta che facciamo ci immobilizza sempre più, in un sentiero nel quale alla fine ci ritroveremo rinchiusi ed incollati per scivolamento, in strade collaterali sempre più strette, fatte di maturità e rimpianti e di piaceri saggiamente gestiti.

In una vecchia intervista mai pubblicata risalente a 4 anni fa domando a Tails (writer escluso dal festival di quest’anno ma che ci aspettiamo di vedere nelle prossime edizioni) cosa ne pensa della street art e del ruolo che assolve nella nostra città.

1) Cosa è per te la Street Art come, si differenzia dal writing?

“La street art è dal mio punto di vista un’evoluzione del writing, quest’ultimo inteso come classica “arte dei graffiti”.

Gio Pistone
Gio Pistone

La street art parte dal writing, quello fatto di lettere e colori e personaggi per intenderci, e diventa illustrazione non esplicita che nasconde un messaggio criptato decodificabile attraverso le immagini… La street art è diventata -spesso- fisicamente, molto più grande (ora adorna intere facce degli edifici) e anche gli strumenti utilizzati sono cambiati, dal momento che vengono usate molto di più le vernici acriliche ed i pennelli al posto degli spray.”

2) Quali sono state le principali difficoltà che hai incontrato da writer?

“Ottenere spazi da parte del Comune, spazi che non fossero i soliti sottopassi della stazione, bui e degradati. Il Writer pone la sua opera nel contesto urbano per riappropiarsene, scalzando e sovrapponendosi alle seducenti promesse attuate dalla pubblicità, nelle quali la nostra capacità d’azione e la nostra libertà di scelta devono essere per gioco-forza manipolate: l’acquisto, di qualsiasi bene materiale o immateriale (da un pacchetto di sigarette fino allo sposare un partito politico) è il presupposto di un sogno nella nostra società. La pubblicità ci dice che acquistando non compreremo solo un oggetto ma uno status: sui cartelloni appaiono persone bellissime, ritratte in momenti di felicità che quasi rasentano l’illegale, con dialoghi che includono il nome di un certo prodotto, e si presuppone che tutti noi verremo proiettati nel mondo perfetto che ci viene così efficacemente rappresentato.

La pubblicità non manipola solo la nostra capacità di azione: inconsciamente tende a sostituirsi ad essa.

In questo senso l’opera del writer, rappresenta la nostra capacità di scelta, di complicare le cose, compiere errori, avere rimpianti e provare insoddisfazione. Ci ridesta dal sogno che così subdolamente la pubblicità ci propina.”

Gio Pistone - Giannino dalla treccia
Gio Pistone – Giannino dalla treccia

L’associazione Indastria, che si occupa del festival, legge la street art come una forma d’arte che porta alla “riqualificazione” urbana di determinate aree, fruibile da tutti nella sua immediatezza, senza la mediazione di un museo. Gli artisti selezionati, utilizzano tecniche pittoriche differenti e realizzeranno le loro opere su edifici messi a disposizione da soggetti pubblici e privati. I muri sui quali si lavorerà sono quelli dell’Iti (via Cassino, angolo via Sighinolfi), dell’ufficio decentrato di viale Berlinguer (muro su via Punta Stilo), di via Oberdan e di viale Randi (civico 90). Inoltre sarà realizzata un’opera dedicata a Dante presso i chiostri della biblioteca Oriani. Sono previste mostre, incontri con artisti, dj set, concerti, esibizioni di parkour e altro ancora. Nell’ambito del festival sarà anche ridipinto il sottopasso della stazione con i murales dei partecipanti a un concorso bandito dal Comune.

Per sua stessa natura, la cornice istituzionale che legittima questa “forma d’arte”, commissionando “opere” o, per meglio dire, interventi pittorici, non ribalta forse la concezione stessa di writing e street art? Sarà più un tentativo di addomesticarla e renderla più digeribile al cittadino medio? e gli artisti chiamati a partecipare come recepiscono questo smacco, oramai consuetudine in numerose città italiane?

I lavori che verrano realizzati nell’arco dei sei giorni di festival verranno discussi e presentati venerdì 5 settembre alle ore 18,30 presso il Planetario di Ravenna (via Santi Baldini 4/A, Giardini pubblici) interverranno Claudio Musso (Curatore di Frontier – La linea dello stile), Davide Rossillo (curatore di Memorie Urbane) e Elettra Stamboulis (Associazione culturale Mirada). Modererà gli interventi Francesco Farabegoli.

Ai posters l’ardua sentenza.

 

Antonella Garro & Nathalie Nicosia

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