Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna - foto di Mattia Pasini
Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna - foto di Mattia Pasini
Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna – foto di Mattia Pasini

 

Prendete Ascanio Celestini, il suo eloquio serrato e lineare contrappuntato da stop improvvisi, aggiungete una manciata di cianfrusaglie di plastica, lo strutturalismo di Romàn Jakobsòn, vari anni di “cantine romane” e un pizzico di Ferdinand de Saussure. Frullate tutto e (non) lasciate riposare per 90 minuti. Ecco a voi Andrea Cosentino, attore e autore proveniente dai circuiti della capitale un tempo detti “alternativi”: quelli frequentati principalmente da intellettuali (o presunti tali) di sinistra (o presunta tale).

In questo preciso milieu stanno la sua forza e la sua debolezza.

Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna - foto di Mattia Pasini
Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna – foto di Mattia Pasini

 

Provo a spiegarmi meglio, a partire dall’«esilarante e struggente» progetto ospitato dal vigoroso Festival WAM! di Faenza, Primi passi sulla luna.

In questo surreale «non-spettacolo», nel quale «lo sbarco sulla luna dà il là a una schiera di improbabili personaggi per discettare di sosia viterbesi di Armstrong e torri gemelle, monoliti, alieni e spiritualità, scimmie, tapiri e licantropi», Cosentino si pone come stand-up comedian che racconta, con consumata noncuranza ed esibita sciatteria, del primo allunaggio, della Barbie e di Stanley Kubrick. Della sua famiglia, della Pimpa e di tempi verbali. Di Luciano di Samosata, di occhi e di ospedali.

E lo fa, direbbe Ennio Flaiano, «con quella pacata amara indifferenza dell’attore che conosce i polli della sua platea»: in questo Andrea Cosentino è un maestro. Così come lo è nella costruzione del testo verbale: stratificato e prismatico in ogni singolo passaggio, acrobatico nello sviluppo drammaturgico complessivo, che procede per salti, scatole cinesi, ritorni, entrate e uscite dallo sviluppo diegetico. Chapeau.

Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna - foto di Mattia Pasini
Andrea Cosentino, Primi passi sulla luna – foto di Mattia Pasini

 

Quel che un po’ dispiace, con un artista così sostanzioso, è il troppo facile creare comunità (complicità?) attraverso la costruzione di significati e sistemi di valori condivisi: si sa che il teatro interessa a poche persone, e quello off a pochissime, ma puntellare Primi passi sulla luna di riferimenti a Danio Manfredini e all’extraquotidiano, alla Socìetas Raffaello Sanzio e al postdrammatico ha l’effetto di compiacere solamente chi sa di cosa si sta parlando… Chi ci si ri-conosce. Chi vi trova un senso di appartenenza e dunque, in fin dei conti, una consolazione.

Precisato ciò, evviva Cosentino e la sua tagliente follia, elemento imprescindibile del teatro. Per dirla con Oscar Wilde, ci sono due modi per non amare l’arte: non amarla, o amarla (solo) razionalmente.

 

MICHELE PASCARELLA 

 

30 agosto 2014, Andrea Cosentino, ‘Primi passi sulla luna’, WAM! Festival di arti performative contemporanee, Faenza (RA), info: wamfestival.com

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