foto di Marco Davolio
foto di Marco Davolio
CollettivO CineticO, <age> 2014 – foto di Valentina Marangoni 

 

«Ricordate 4’33’’, la composizione di John Cage del ’52? In apparenza 4 minuti e poco più di silenzio, in cui un musicista sta immobile davanti a uno spartito vuoto, con reazioni del pubblico tra l’ilarità e l’irritazione (destino peraltro comune a molta arte contemporanea). In realtà, quello che propone Cage con cristallina ironia, tra il socratico e lo zen, non è di escludere la musica, ma al contrario di accogliere i suoni del mondo: colpi di tosse, sedie che si spostano, aerei che passano e altre minuzie, a costituire una performance ogni volta davvero unica e irripetibile. O più precisamente: a celebrare il caso, a glorificare l’alea, a indicarci col dito che le cose, semplicemente, accadono, qui e ora, sta a noi accorgercene. E, si potrebbe aggiungere, sta a noi mettere attenzione, nell’opera, non al dito che indica, ma alla luna che è indicata. In <age>, arguto omaggio al compositore statunitense, c’è tutto questo, e anche di più. Ci sono nove “adolescenti kamikaze” che eseguono in diretta, affidandosi a un meccanismo di improvvisazione sapientemente strutturato, una quantità di azioni quotidiane, o meglio di “esposizioni”. Nove commoventi, divertenti, evocativi anche se umanissimi (o meglio, proprio perché umanissimi) esemplari di uno stralunato bestiario medievale, di una tassonomia fantastica à la Borges, di un catalogo delle meraviglie di ogni giorno. È quello di cui ci parla Francesca Pennini, regista e coreografa della “fucina di sperimentazione performativa” CollettivO CineticO, quando descrive <age> come “un inventario umano al contempo cinico e delicato”. Il principale merito di questo “addestramento alla criminalità virale delle pratiche performative”, come ancora lo definisce Pennini, è dunque il suo essere un invito, leggero e fermo, delicato e feroce, a trovare uno sguardo autenticamente, rivoluzionariamente epifanico. “Qualche volta non c’è proprio bisogno di inventare un mondo”, sembrano dirci i preziosi, husserliani artisti di CollettivO CineticO. Il mondo c’è, e certe volte basta solo guardarlo».

foto di Marco Davolio
CollettivO CineticO, <age> 2012 – foto di Marco Davolio

 

Questo dicevamo, poco più di un anno fa, sulla replica di <age> vista al Teatro Rasi di Ravenna il 16 marzo 2013.

Oggi sottoscriviamo con forza l’entusiasmo di allora (e non è cosa scontata: tutti abbiamo fatto l’esperienza di restare delusi dal nuovo incontro con un libro, un film o una canzone precedentemente amati).

Il tenace Festival di Danza Urbana e d’Autore Ammutinamenti ha appena ospitato il debutto del riallestimento di questo fortunato spettacolo,eseguito da un nuovo cast di adolescenti, ancora una volta guidati con sapienza e lungimiranza da Francesca Pennini e Angelo Pedroni.

foto di Marco Davolio
CollettivO CineticO, <age> 2014 – foto di Marco Davolio

 

L’ultima versione di <age> ci ha fatto sorgere alcune domande, che vorremmo ora condividere con i lettori di Gagarin orbite culturali (magari qualcuno ha voglia di dire la propria opinione):

1. Questo spettacolo è sostanzialmente identico all’originale. Ma si può dire “identico all’originale” di un lavoro strutturalmente votato all’unicità, che mette in scena l’assoluto presente?

2. Fino a che punto una nuova versione di un’opera può essere considerata una variazione sul tema? Quando deve invece iniziare ad essere pensata come un’opera altra? Per dire: in L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp quanto (e soprattutto: cosa) rimane del quadro di Leonardo Da Vinci? O, per gli amanti delle acrobazie: la versione rasée della stessa opera quanto è una variazione dell’originale?

3. Chi è l’autore di questo lavoro? Francesca Pennini, che firma concept e regia? Angelo Pedroni, che in scena conduce il gioco? I nove «adolescenti kamikaze», che fanno di se stessi soggetto e oggetto di spettacolo? O il pubblico, che ogni volta “esegue” ciò che l’artista ha concepito (secondo la visione aperta proposta da Umberto Eco)?

foto di Marco Davolio
CollettivO CineticO, <age> 2012 – foto di Marco Davolio

 

Questi e altri pensieri ci attraversavano, durante lo spettacolo. Tutti attorno ridevano, mentre a noi piombava addosso una gran malinconia. L’umor nero era suscitato dalla rinnovata consapevolezza che davvero esiste, nella giovinezza, una disarmante luminosità fatta di ossimori: furia e rassegnazione, fragilità e robustezza, sfrontatezza e pudore. Qualche cosa che si affaccia e subito scompare (tanto che CollettivO CineticO, dopo solo due anni dal debutto del primo <age>, ha deciso di affrontare un lungo e oneroso percorso di preparazione dei nuovi interpreti, da e per poco adolescenti).

Il secondo <age> ci ha fatto ricordare questo effimero e preziosissimo “essere nel principio”. E all’improvviso ci siamo sentiti vecchissimi.  

 

MICHELE PASCARELLA 

 

15 settembre 2014, <age>, CollettivO CineticO, Artificerie Almagià, Ravenna – Info: festivalammutinamenti.org; collettivocinetico.it

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