Fotografia di una scena di "Journey": una coreografia di Koen De Preter
Koen De Preter, Journey
Koen De Preter, Journey
 

«Forse la giovinezza è solo questo / perenne amare i sensi e non pentirsi»: Sandro Penna pare perfetto per introdurre la 12ª edizione di Gender Bender, il coraggioso festival internazionale ideato e diretto da Daniele Del Pozzo e prodotto da Il Cassero LGBT Center, il più longevo circolo di cultura omosessuale italiano.

Danza, cinema e musica sono i principali àmbiti disciplinari in cui è suddivisa la multiforme programmazione dell’edizione in arrivo. Alcune segnalazioni.

Danza. Il progetto europeo Performing Gender riunisce i lavori realizzati ad hoc da quattro giovani coreografi provenienti da Italia, Spagna, Paesi Bassi e Croazia: Riccardo Buscarini, Cristina Henríquez, Vlasta Delimar e Juanjo Arques. Legítimo/Rezo è un solo creato da William Forsythe per Jone San Martin: la coreografia, basata sul suono e sulle necessità dell’interprete, che ha problemi di carattere auditivo, «è un esperimento che elabora la distanza tra ciò che viene ascoltato e ciò che viene effettivamente compreso. E indaga come lo stesso stimolo o la stessa figura possano essere decodificati in termini e modalità completamente diversi». In Cascas d’OvO di Patrick Lander due uomini bendati eseguono in perfetta sincronia una coreografia di piccoli movimenti ritmici, in uno stato di tensione crescente che li avvicina e li rende complici, fino a diventare espressione del loro desiderio. «Ho incontrato Alphea due estati fa a un festival nel sud della Francia. Sono rimasto incantato da lei, la sua presenza non mi lasciava andare»: il coreografo Koen de Preter evoca l’occasione che ha fatto nascere Journey, lo spettacolo in cui duetta con la danzatrice ottantottenne Alphea Pouget. Journey è un lavoro «sul rapporto tra diverse generazioni, sul qui e ora e sul potere del corpo umano, in equilibrio continuamente precario tra la volontà e il rischio».

Patrick Lander, Cascas d'OvO
Patrick Lander, Cascas d’OvO

 

Nella sezione cinema spiccano le anteprime nazionali di Pride di Matthew Warchus (vincitore della Queer Palm a Cannes) e il ritratto della scrittrice Susan Sontag realizzato dalla regista Nancy Kates: una lunga carrellata che parte dall’infatuazione per i libri per poi narrare la prima esperienza in un bar gay, il matrimonio e la storia d’amore con la fotografa Annie Leibovitz. È un’anteprima nazionale anche Boys di Mischa Kamp, film che racconta una delicata love story tra due quindicenni. È in programma, inoltre, un doppio omaggio a Lou Reed: verranno proiettati sia l’unico film da lui diretto (un ritratto della cugina Shirley Novick, morta nel maggio del 2011 a 102 anni, scampata alle persecuzioni naziste) che Lou Reed: Rock and Roll Heart, un’enciclopedia di immagini e suoni con rarissimi materiali di archivio e una lunga serie di testimonianze e interviste (a David Bowie, Patti Smith, Laurie Anderson, Andy Warhol e altri).

E tante, tantissime altre prismatiche espressioni del «dolce rumore della vita». Come direbbe Sandro Penna. 

 

MICHELE PASCARELLA 

 

25 ottobre – 1 novembre 2014, Bologna, Festival Gender Bender, XII edizione, luoghi vari, info: genderbender.it   

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