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sottotitolo: trovare un amico è la cosa più difficile del mondo

thumb_pic5Da quando mi sono trasferita in Emilia Romagna non faccio altro che cercarne uno.
E non si sentano offesi i mie amici e conoscenti vari, sappiamo bene che ognuno di noi, in cuor suo, ricerca nel presente quel sentimento puro di amicizia che rappresenta la cristallizzazione di quei semplici  momenti fisici trascorsi col tuo amico del cuore quando eravate tutti e due adolescenti.
Per avere un buon amico bisogna essere  disposti a tutto anche a far la guerra insieme a lui, e saperla fare da nudi.
Ma si deve anche saper fare un passo indietro al momento opportuno, senza mai passare completamente dalla sua parte, saper foraggiare le sue velleità con scorza dura davanti ai capricci, che si rompa un dente piuttosto che assecondarlo a torto!
Ma per dar l’abbrivio a una nuova relazione o amicizia in un periodo come questo di povertà e avarizia morale, dove ognuno si guarda il suo sputando sul tappetino di erba sintetica del vicino, ci vorrebbero i contributi statali.
Biosognerebbe che il governo mettesse in moto una sorta di condizionamento classico, operante con assegni sonanti nei confronti di comportamenti affettivi virtuosi.
Si potrebbe pensare ad un piano economico “pavlovniano” che incentivi l’apertura di nuove relazioni al posto delle partite iva, che sovvenzioni i nostri rapporti in declino come si è fatto con Alitalia, Fiat e compagnia Costa Crociere.
Infondo non pagheremmo meno volentieri il canone per vedere pubblicità progresso come “L’amore tuo: Difendilo!” ed avremmo proprio bisogno di direttive nazionali che offrano dei modelli di comportamento integerrimi da emulare, una sorta di Sun Tzu dell’arte delle relazioni sentimentali, che diano cioè un colpo di spugna allo squallor standard instauratosi da Bettino Crazy al patto del Nazareno , e che ci dicano una volta per tutte e senza mezzi termini:

Chi accompagna Giulio a calcetto.
Pagare le tasse, andare a votare sono azioni che ci consentono di delegare ad “esperti in realizzazione del bene  collettivo”, la responsabilità di sussidiare la cultura oltre che il nostro benessere fisico ed economico anche attraverso il sovvenzionamento di opere ed eventi culturali. Come ad esempio il cinepanettone Natale a Beverly Hills,  per produrre  il quale la Filmauro ha ricevuto 2,3 milioni di euro come contributo statale per gli incassi. O come i 450 mila euro che la figlia di Pupi Avati ha ricevuto nel 2010 per la realizzazione di un lungometraggio del quale a tutt’oggi c’è solo il titolo: “ una lunga scia di stelle”.

 

 

 

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