Lenz Rifrazioni, Adelchi - © Francesco Pititto (2)
Lenz Rifrazioni, Adelchi – © Francesco Pititto

 

Prima domenica di dicembre. Fuori piove e poche sono le persone che si incontrano sui treni e per strada, lontano dalle vetrine dei negozi. Appena dietro la stazione di Parma, verso la prima periferia, c’è un luogo dove dal pomeriggio, una volta varcata la soglia, ti accolgono con un sorriso e una luce fioca ti guida verso la voce famigliare di Enrico Pitozzi, studioso della scena audiovisiva contemporanea e docente dell’Università di Bologna. Al suo fianco siedono i due fondatori e direttori artistici di Lenz Rifrazioni e del festival Natura Dèi Teatri, in cui ci troviamo, Maria Federica Maestri e Francesco Pititto. Di fronte a un pubblico concentratissimo parlano degli spettacoli della compagnia che verranno presentati al festival, del particolare tipo di composizione che ha portato al debutto di Verdi Re Lear_L’opera che non c’è_Premessa e dell’Adelchi, entrambi in programma più tardi.

Parola ricorrente nei loro discorsi è costellazione. Gli artisti vi fanno riferimento in relazione al loro Re Lear, dove una pluralità di fonti e linguaggi scenici reagiscono tra loro per creare sulla scena il nuovo linguaggio dell’opera di Lenz: dal Re Lear “mancato” di Giuseppe Verdi, di cui arriva ai nostri giorni soltanto il libretto di Antonio Somma corretto dal compositore, al Lear di Shakespeare che è stato per Verdi d’ispirazione e d’ostacolo nella composizione, le arie verdiane dei cantanti del Conservatorio Arrigo Boito di Parma e le arie sonore del compositore elettronico Robin Rimbaud aka Scanner, assieme ai corpi e le voci degli attori della compagnia, re-interprete dell’opus verdiano e shakespeariano.

Lenz Rifrazioni + Robin Rimbaud aka Scanner - Verdi Re Lear - © Francesco Pititto
Lenz Rifrazioni + Robin Rimbaud aka Scanner – Verdi Re Lear – © Francesco Pititto

 

Walter Benjamin nella Dottrina della similitudine individuava nella costellazione il paradigma attraverso il quale, per analogia, si crea ogni forma di linguaggio, in origine principalmente magico-religiosa, successivamente scientifico-filosofica e artistica. La costellazione è, secondo il filosofo, anche quella struttura “satura di tensioni” in cui il pensiero s’arresta e lascia pervenire l’uomo a momenti di inaspettata e salvifica leggibilità. Nello spettacolo le masse musicali romantiche verdiane collidono con le masse musicali elettroniche di Scanner, opponendosi a loro volta ai corpi e alle voci dei cantanti lirici, in dialogo con i corpi e le voci, dal vivo e in off, degli attori, della scena di Maestri, delle proiezioni video di Pititto.

Questa molteplicità testuale e linguistica viene attratta, come tante stelle, verso un buco nero, un’ombra che attraverso il desiderio a sé tutto attira e che altro non è che il luogo da dove ha origine l’ispirazione creatrice di Verdi, che la compagnia si propone con questo lavoro di mettere in scena.

Si tratta del “tentativo di ricostruire l’opera a partire da fondamenta immateriali, invisibili, di un desiderio di cui rimangono però frammenti concreti”, di “dare forma al desiderio, dopo averne scandagliato gli impulsi primari e le manifestazioni più nascoste”.

Lenz Rifrazioni, Adelchi - © Francesco Pititto
Lenz Rifrazioni, Adelchi – © Francesco Pititto

 

Il desiderio è ciò che muove l’artista nella creazione, è ciò che per scelta fa attrarre per analogia, ci suggeriscono gli autori durante l’incontro. Esso si rivelerà non soltanto comune denominatore di questa serata, ma motus esplicito di tutto il festival, a cui Maestri e Pititto fanno riferimento citando Gilles Deleuze sin dalle prime parole di presentazione di quest’edizione:

“Perché accada qualsiasi evento c’è bisogno di una differenza di potenziale e ci vogliono due livelli, bisogna essere in due, allora accade qualcosa. […] Un desiderio è costruire. Tutti passiamo il nostro tempo a costruire. Per me quando qualcuno dice ‘desidero la tal cosa’ significa che sta costruendo un concatenamento. Il desiderio non è nient’altro”.

Desiderio è anche il nome del padre di Ermengarda, figura femminile al centro della riscrittura dell’Adelchi manzoniano proposta da Lenz. La presenza di lei intesse sulla scena una nuova tragedia, più famigliare che politica questa volta, dove i rapporti della giovane ragazza con il padre amante/tiranno e il fratello/compagno di giochi si fanno ambigui e incestuosi, attraverso rispecchiamenti e allusioni, a cui si prestano i doppi ruoli degli attori maschili: Desiderio/Charles per Frank Berzieri e Adelchi/rivale femminile di Ermengarda per Carlo Destro. La parola poetica della tragedia contemporanea così messa in scena è ridotta all’osso: semplice ed elementare, ma proprio perciò incisiva ed evocativa.

Lenz Rifrazioni + Robin Rimbaud aka Scanner - Verdi Re Lear - © Francesco Pititto
Lenz Rifrazioni + Robin Rimbaud aka Scanner – Verdi Re Lear – © Francesco Pititto

 

Lasciamo la sala e gli spazi di Lenz colmi di immagini; colpiti dalla complessità dei contenuti e dalla pulizia dei dettagli, dalla presenza scenica degli attori sensibili, formati nel laboratorio rivolto a persone con sensibilità psichica realizzato in collaborazione con l’Ausl di Parma; impressionati, in particolare, da Carlotta Spiaggiari/Ermengarda: dal suo urlo estenuante e dalla sua precisione, densa e costante, protagonista delle nostre conversazioni durante il viaggio di ritorno.

Porteremo il suo ricordo con noi a Ravenna il giorno successivo, per la maestria “divina” con cui si muoveva all’interno del mondo immaginifico del teatro e si faceva segno, frammento di quello “specchio in frantumi” in cui era possibile, secondo gli antichi e secondo James Hillman, ri-leggere il mondo e l’anima.

Agata Tomsic – ErosAntEros

Info: http://lenzrifrazioni.it/natura-dei-teatri/2014-2/

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here