I giganti della montagna - © Simone Cecchetti
I giganti della montagna – © Simone Cecchetti

 

La genesi dello spettacolo in effetti è un po’ articolata e vale la pena, forse, sintetizzarla in poche righe. Inizialmente doveva essere un “duo” con Federica Fracassi che però si è infortunata pochi giorni prima della presentazione del Primo Atto a un festival estivo. Latini ha deciso comunque di onorare l’impegno preso con il festival interpretando tutti i personaggi, asciugandoli e portando il testo verso un fitto dialogo con la musica e i suoni di Gianluca Misiti.  Il lavoro ha preso una forma che è stato difficile riportare al duo e questo spiega, insieme alle parole di Latini, quel senza Federica Francassi che nella locandina dello spettacolo: “Ho condiviso parte fondamentale di questo percorso insieme a Federica Fracassi” dice l’attore e regista “insieme ai suoi colori e alla sua capacità di stare nell’abbandono, sul confine tra favola e realtà, ma ho infine deciso di assecondare una forma che mi chiama a un attraversamento in solitaria. Scrivere in locandina – “senza Federica Fracassi” – non è per sottolineare un’esclusione, ma, al contrario, per riconoscerle ogni merito”.

Latini dice del suo lavoro su questo testo: “Non aggiungerò parole alla trama, ma voglio dire di altre possibilità che vorrei assecondare (…) I Giganti della Montagna è un testo che penso si possa permettere ormai il lusso di destinarsi ad altro possibile. Dopo le bellissime messe in scena che grandissimi registi e attori del nostro Teatro recente e contemporaneo ci hanno già regalato, penso ci sia l’occasione di non resistere ad altre tentazioni. Provarci, almeno. La compagnia di attori che arriva alla villa della Scalogna sembra avere, in qualche forma, un appuntamento col proprio doppio. Cotrone e Ilse stanno uno all’altra come scienza e coscienza, gli stessi Giganti, mai visti o vedibili, sono così nei pressi di ognuno da poter immaginare come proiezioni di sé. Voglio immaginare tutta l’immaginazione che posso per muovere dalle parole di Pirandello verso un limite che non conosco. Portarle “al di fuori di tempo e spazio”, come indicato nella prima didascalia, toglierle ai personaggi e alle loro sfumature, ai caratteri, ai meccanismi dialogici, sperando possano portarmi ad altro, altro che non so, altro, oltre tutto quello che può sembrare. Se i limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo, per andare appena oltre, per provarci almeno, devo muovere proprio da quelli”.

29 e 30 gennaio, ore 21 – Casalecchio di Reno (BO), Pubblico. Il teatro di Casalecchio di Reno, piazza del Popolo, 1 – info: teatrocasalecchio.it

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