I capolavori del mondo antico provengono dai più importanti musei italiani ed internazionali come quello Archeologico di Firenze, il Prado di Madrid, il British Museum di Londra, il Metropolitan di New York, la Galleria degli Uffizi, il Louvre di Parigi, e i Musei Vaticani.

Potere e pathos narra l’età ellenistica dal IV al I secolo a.C., periodo in cui, in tutto il bacino del Mediterraneo e oltre, si affermano nuove forme espressive che insieme allo sviluppo delle tecniche, rappresentano la prima forma di globalizzazione dei linguaggi artistici allora conosciuti.

Una mappa dei luoghi dei ritrovamenti dei bronzi, ci permette di percepire la vastità del mondo greco che si estendeva dal bacino dell’Egeo fino all’India e comprendeva la Mesopotamia, la Persia e l’Egitto.

Il racconto delle storie delle scoperte delle opere, la maggior parte delle quali avvenute nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero; pone i reperti in relazione agli antichi contesti e li rende affascinanti per lo spettatore.

La particolarità della mostra di Palazzo Strozzi è proprio quella di contestualizzare le opere investigando ed esplorando anche il processo di produzione, di fusione e le tecniche di finitura.

Gli scultori ellenistici mirano ai dettagli, e proprio il bronzo, grazie all’aggiunta di leghe, consente loro anche effetti superficiali, in grado di rappresentare il contrasto di occhi, labbra e denti.

Divinità, atleti ed eroi sono affiancati allo sviluppo di nuovi soggetti e generi tratti dalla vita quotidiana. Ne sono un esempio la Statuetta di un artigiano o l’Eros dormiente, entrambi del Metropolitan Museum of Art di New York.

Abbandonati l’equilibrio e la serenità del periodo classico si scoprono posizioni nuove, le figure si muovono più libere nello spazio. La freschezza giovanile, la calma stoica o il peso delle preoccupazioni con le fronti aggrottate e le rughe intorno agli occhi, danno l’avvio alla rappresentazione fisica del “pathos”.

Proprio nella terza sezione della mostra intitolata Corpi ideali, corpi estremi si esplorano le innovazioni stilistiche del linguaggio artistico insieme alla capacità di cogliere il dinamismo del corpo nella diversità dei suoi movimenti e delle sue posizioni.

L’Apoxyomenos, rappresenta l’atleta che si asciuga il sudore alla fine di una gara, L’artista non si concentra più,

sull’atteggiamento ideale, ma cerca di cogliere la vita nel suo divenire, in un momento qualsiasi, spesso quello meno atteso.

È unica e irripetibile, questa mostra, anche perché offre la possibilità di vedere affiancati proprio l’Apoxyomenos di Vienna in bronzo e la versione in marmo degli Uffizi utilizzata per il suo restauro; i due Apollo-Kouroi, conservati al Louvre e a Pompei. Nessuna delle coppie fino ad oggi, era mai stata esposta fianco a fianco.

“Della Grecia si parla tanto per i suoi debiti, ma non dimentichiamo che noi abbiamo tanti debiti nei confronti di quel Paese” non possiamo che condividere il pensiero della professoressa Cristina Acidini.

Curata da Jens Daehner e Kenneth Lapatin, la mostra è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, il J. Paul Getty Museum di Los Angeles e la National Gallery of Art di Washington. In queste due città arriveranno i bronzi dopo il debutto fiorentino.

 

VALENTINA SANGIORGI

Firenze, Palazzo Strozzi, 14 marzo-21 giugno 2015

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