Renato BarilliSe è vero che il mondo dell’arte ci ha ormai abituato a splendidi esempi di uomini e donne centenari, capaci di essere ancora protagonisti delle cronache di oggi – uno per tutti Gillo Dorfles, l’insigne critico e professore milanese, che il prossimo aprile spegnerà le sue 105 (!) candeline, o Carol Rama, classe 1918, eccentrica signora torinese, tra gli artisti italiani più amati e celebrati all’estero -, Renato Barilli, allora, può ben essere considerato quasi come un giovanotto alla ricerca della sua vera vocazione “artistica”. E questo perché, a ottant’anni tondi tondi, il critico bolognese non ne vuole proprio sapere della pensione (datata 2010).. anzi! Le ottanta primavere sono per lui l’occasione giusta per scoprire o, meglio, riscoprire certi aspetti del suo ego poliedrico che la carriera di critico militante aveva in qualche modo offuscato negli anni. Primo tra tutti, il suo personale ritorno alla pittura. Certo, perché il prof. Barilli, in realtà, è anche a sua volta un pittore. Con tanto di diploma conseguito nel 1962 all’Accademia di Belle Arti di Bologna. E così, la Galleria Stefano Forni, lo scorso ottobre gli ha dedicato una personale, a cinquantadue anni di distanza dalla precedente, curata nientemeno che da Francesco Arcangeli. E’ stata poi la volta del teatro. I più attenti di voi di sicuro non avranno perso il Barilli-sceneggiatore, che lo scorso novembre al Teatro del Navile ha dato vita ad un singolare dialogo tra Emma Bovary e Anna Karenina. Ma il primo amore, si sa, non si scorda mai. Ed il Barilli-curatore è ancora in attività e porta avanti progetti interessanti come la terza Biennale Giovani Artisti e la mostra monografica dedicata ad Antonio Mazzotti, ancora oggi in corso rispettivamente al Museo della Città di Rimini e a Palazzo d’Accursio di Bologna. Infine, potevano le nuove tecnologie essere escluse da tanta, vulcanica, voglia di fare? Certo che no! Ed è notizia di questi giorni del suo primo blog. Un luogo in cui il genio della critica italica è libero di spaziare tra letteratura e arte, lectio magistralis e video selezionati da youtube. Un’unica perplessità, me la si conceda, resta quel titolo: “Pronto Barilli”. Il Barilli-professore, strenue difensore del gusto kitsch e della mescolanza tra la cultura “alta” e cultura “bassa”, il promotore della teoria della “citazione differente”, non è che, questa volta, ha puntato nuovi orizzonti sul versante televisivo? Raffaella sei avvisata.

LEONARDO REGANO

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