Gentile dottoressa,

il mio problema è la vergogna. Sono sempre stata una persona timida, chiusa, riservata. E per questo spesso evitavo situazioni che mi potessero imbarazzare. Ma il tutto è andato peggiorando. Ora, a 35 anni, faccio fatica a fare tutto, arrossisco in continuazione anche solo per chiedere la carne in macelleria e non ce la faccio più a vivere così. Esistono delle terapie?

S., Ravenna

 

VergognaCara S.,

la vergogna è un’emozione intensa e estremamente complessa che genera difficoltà nello stare con gli altri, a volte anche molto profonde. Solitamente ci vergogniamo dopo aver fatto una brutta figura, o perlomeno quando percepiamo di averla fatta e di conseguenza ci sentiamo in difetto rispetto agli altri, inadeguati o inferiori.

Spesso gli unici pensieri che contraddistinguono quei momenti sono la voglia di sparire e il pentimento per esserci esposti a quella situazione. Ci sembra che gli altri abbiano gli occhi puntati su di noi e spesso la comunicazione viene bruscamente interrotta, pur di allontanarsi da quel momento avvertito come mortificante.

Alla vergogna si reagisce in vari modi, dalla depressione all’isolamento sociale. Ciò può dipendere dalle caratteristiche personali, dall’educazione ricevuta ma anche dai supporti che si hanno a disposizione.

E’ chiaro che l’aumento o diminuzione della vergogna provata è rinforzata o tende ad estinguersi anche sulla base della reazione degli altri di fronte alla vergogna. Se genera imbarazzo può portare ad evitare di esporsi a situazioni analoghe, che potrebbero sortire lo stesso effetto, se invece l’imbarazzo viene ignorato, il disagio provato nelle situazioni sociali può ridursi fino addirittura a scomparire.

Superare il senso di vergogna, quando esso si è consolidato nel nostro quotidiano non è facile, ma non è una missione impossibile.

Innanzitutto dobbiamo trovare il modo di far arrivare al nostro cervello il segnale che quella determinata situazione non è pericolosa (e quindi non necessita di tutti quei segnali corporei che conseguentemente si innescano) bensì innocua. All’inizio sarà uno sforzo cognitivo notevole, ma presto tornerà ad essere un automatismo. Non pensare che servano anni. Il nostro cervello è molto plastico e riesce a rimodularsi velocemente.

Alla fase cognitiva però, deve necessariamente seguire quella comportamentale. Se non ci esponiamo alle situazione possiamo rimanere dei bravi teorici, o molto più facilmente ci sentiremo incapaci di affrontare le situazioni. Sarà quindi necessario iniziare a risperimentare tutte le situazioni sociali evitate, con estrema gradualità, a partire dai luoghi più lontani dall’abituale luogo di residenza (ciò al fine di alleggerire le pressioni e quindi evitare di ottenere l’effetto contrario) e man mano riavvicinarsi al proprio ambiente.

Ovviamente nel senso di vergogna gioca un ruolo fondamentale anche l’autostima, tendenzialmente inversamente proporzionale al senso di vergogna. La sfida sarà dunque quella di rialzare la sensazione di sentirsi efficaci e parallelamente contenere il senso di vergogna entro limiti accettabili.

 

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