StefanoDisegniIl suo ultimo libro, L’ammazzafilm, è andato esaurito in pochissimo tempo, la raccolta delle vignette con cui demolisce le peggiori pellicole che escono sul grande schermo sono ormai oggetto di culto. Lui le pubblica da anni sul mensile Ciak, e più che recensioni sono vere stroncature, però divertentissime, fatte senza guardare in faccia a nessuno, siano americanate più pompate o film intellettuali italiani.

Ma Stefano Disegni, pilastro della satira nostrana, ha tanti interessi di cui parlare.

Sei più contento del successo de L’ammazzafilm o di come va la Lazio in campionato?

«Ma che, stai a scherzà? Lazio! Neanche a chiederlo. I libri possono aspettare, la Lazio mai. Comunque il libro è andato benissimo, siamo già in ristampa dopo un mese. Anzi, mi ricordi che devo andare a prendere le copie! Non ne ho più neanche una. È nato dalle richieste via mail dei lettori di Ciak, la lettera più gettonata era: ‘ho fatto un trasloco e ho perso la mia collezione dei numeri con le vignette dei film’. Non potevo restare insensibile a questo grido di dolore e quindi ho raccolto le mie migliori strisce che vanno dal 2000 fino all’ultima stagione».

Sei ormai il giustiziere della settima arte, riesci ancora a vedere un film tranquillamente o pensi a come massacrarlo?

«Non sono un masochista, scelgo un film, non me la prendo con tutti, di film belli che non ho preso in giro ce ne sono tanti: Boyhood è bellissimo, come Corri ragazzo corri, anche L’Amore Bugiardo non è male. Poi chiaramente c’è tanta robaccia, come l’ultimo di Russell Crowe, te lo raccomando… ne vedo cinque o sei al mese, faccio una rosa di papabili e assieme alla redazione decido a quale tocca. Andare al cinema a vedere schifezze è una tortura, ma è quello che cerco io e se il film è bello in teoria dovrei andarmene».

Alcuni personaggi del mondo del cinema si sono lamentati?

«A dire il vero ultimamente pare che questa cosa di venir disegnati sia diventata quasi un onore. C’è gente che mi chiede ‘Aoh, a me quando mi prendi per il culo?’ Però c’è ancora chi si offende, e spesso tanti di sinistra, della mia a parte politica, e questo mi intristisce. Sai com’è… noi ci sentiamo i buoni, quelli della parte giusta, non dobbiamo essere presi in giro, invece anche i buoni fanno tante cazzate».

E la tanto bistrattata Monica Bellucci che disegni col muso da cagna, forse per le sue capacità recitative, come l’ha presa?

«Io la Bellucci l’ho rivalutata completamente. Primo perché ho visto recitare Asia Argento, quindi Monica merita come minimo l’Oscar, e secondo perché quando l’ho incontrata ad una cena di quel mondo lì, invece di darmi un cazzotto in faccia, mi ha abbracciato, stampato un grosso bacio su una guancia e mi ha detto che la faccio ridere tanto. Il bacio della Bellucci valeva molto. Non ho lavato la faccia per un mese. Adesso poi è diventata Bond Girl, che a cinquant’anni è un po’ così, ma va bene…».

Invece chi proprio non ha il senso dell’autoironia sembra che siano gli estremisti islamici. Cosa ne pensi di tutta la faccenda di Charlie Hebdo?

«Nell’immediato dei fatti di Parigi mi hanno cercato tutti, chi faceva satira andava improvvisamente di moda, eravamo una specie da esporre in tv, ormai mi volevano anche a La prova del cuoco con le ricette del vignettista. In quei giorni ho evitato, ho preferito aspettare prima di parlare, prima volevo cercare di ragionare. Quindi, posto che non si può tappare a nessuno la bocca con il fucile e la libertà di parola non si discute, per me si poteva avere più attenzione. Se non ti piace quello che c’è scritto non ti compri il giornale o lo critichi senza sparare, quindi JesuisCharlie pienamente. Però, se io devo satireggiare cerco di farlo sugli uomini, non sui simboli religiosi. La ricerca spirituale, qualunque essa sia, non riesco a pigliarla per il culo. Sono un po’ critico su questo punto. Su quello che fanno gli uomini vado giù pesantissimo, su cardinali miliardari, IOR e preti pedofili sono andato giù senza alcun ritegno ma non ho mai disegnato Gesù Cristo in posizioni oscene, lo trovo inutile».

Tu sei stato anche direttore di un giornale, conosci le responsabilità che comporta il ruolo?

«Ho fatto anche il mestiere ingrato del direttore, un anno a Cuore: è devastante, intanto non fai più l’autore ma devi seguire altre rogne, poi hai decisioni da prendere che scontentano comunque qualcuno, a cominciare dagli autori che, se gli tagli una virgola, apriti cielo. Però ripeto, a pubblicare quelle vignette ci avrei pensato cinque minuti di più. Quando già il fuoco brucia, buttarci benzina sopra non mi pare il caso. Attaccare i simboli è sbagliato».

Questa storia ha messo in primo piano i vignettisti, ci sarà un seguito?

«Andiamo di moda perché è successo questo fatto ma tra un po’ tornerà tutto come prima. In Italia la satira stampata vive solo su quei pochi quotidiani che la ospitano. Da noi non c’è, ne ci sarà, un giornale come il Charlie, come invece succede nel resto d’Europa e questo è un po’ triste».

Da autore hai avuto problemi di censura?

«Non ho mai avuti imposizioni, mi autocensuro da solo. Quando pubblico sul Corriere della Sera – un giornale a grande tiratura – so che non devo scrivere cazzo e figa, ma si sopravvive lo stesso, quello che devi dire lo dici ugualmente».

Il tuo ex collega Massimo Caviglia è di religione ebraica. Lo hai sentito?

«Si, Caviglia è da sempre osservante convinto, ma su questa cosa non ci siamo confrontati. Non ci vediamo più tanto spesso, anche se siamo in buoni rapporti».

Hai avuto la fortuna di conoscere Wolinsky, storico fumettista famoso per il suo stile a sfondo erotico e, purtroppo, uno dei primi a morire in quella redazione. Un ricordo?

«La mia conoscenza con questo poetico pacioccone francese sarà durata tre ore, l’ho conosciuto quando c’erano ancora i soldi e si facevano manifestazioni fumettare. Ci siamo trovati prima a parlare insieme e poi, tra una cazzata e l’altra in un misto penoso di italiano e francese, a disegnare e a scambiarci vignette sporche e disegni zozzi in un clima di scollacciata allegria. Se vale la conoscenza a pelle, era un uomo allegro, molto vitale e carnale, non era né noioso né politico ma gioioso, lontano anni luce dalle cupezze che ce lo hanno portato via».

Quando ho saputo che era morto così, ho cercato di sorridere pensando che sì, ai martiri jihadisti morti toccano 70 vergini, ma lui, invece, di donne disinibite ne aveva conosciute di più. E da vivo.

«Wolinsky aveva l’aria di uno che s’era dato molto da fare, e avrebbe avuto il piacere di darsi ancora da fare, anche se l’età avanzava e non era un giovanotto, ma sai, si spera sempre».

Anche tu te la godi, suoni e canti con il gruppo rock La Ruggine e scorrazzi in moto, come hai raccontato nel mitico Due ruote e una Sella, hai ancora la mitica Honda 750 Custom?

«Hai aperto una ferita dolorosissima, dopo 24 anni me l’hanno rubata sotto casa. Non avevo messo la catena. Ora ho due moto, una la stimo e una la amo, quella che stimo è una BMW 800 che è la moto perfetta, con cui ho viaggiato nelle isole greche, ottima; quella che amo, con la quale mi fermo, la guardo, ci giro attorno poi la guardo ancora è una Harley-Davidson V-Rod. Ho questa passionaccia, del resto non bevo, non fumo, non mi drogo, non pago le donne… qualche soldo dovrò pure spenderlo da qualche parte…».

Tutti quelli che in intervistano alla fine ti chiedono dove sta lo Scrondo, il maleducato, sporco, cattivo ma geniale mostriciattolo che resta un evergreen (green in quanto per essere verde, è verde) della comicità?

«Sì, ho una risposta standard ma non la voglio dare a te…». E quale sarebbe? «Dove sta? Con tu’ sorella! Ma non è bello dirlo, comunque lo Scrondo sta sempre con le sorelle dei giornalisti che fanno questa domanda».

Infatti io non voglio fare quella domanda, vorrei sapere almeno chi c’era dentro? Chi è il ripieno dello Scrondo?

«Certo, un attore il bravissimo Ivano Spano (uno Yuri Chechi in miniatura, nda), ultimamente abbiamo fatto un corto, Il ritorno dello Scrondo con Luca Argentero come special guest. Su Youtube lo trovi. Lo Scrondo è vivo e lotta ancora insieme a noi».

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