jova tv

 

Dunque niente. Molto semplicemente questo post è il riassunto delle mie elucubrazioni mentali dello scorso week end. Tutto comincia quando in autoradio danno la canzone di Jovanotti, “SABATO”. Sabato è una parola molto interessante per noi italiani effettivamente, per vari motivi. Perché la carichiamo di significato nonostante non ce ne sia bisogno ma anche perché nella poesia e nella canzone italiana è sempre stata ricordata come metafora e catalizzatore di emozioni, speranze, significati secondari, e altro. Quindi insomma, sono in macchina che ascolto questa canzone che tra l’altro mi incuriosisce molto, perché ne avevo sentito parlare parecchio, poi insomma Jovanotti non è che in fatto di pubblicità sia di primo pelo quindi è normale che sia così (non mi sto giustificando!).

Il tema mi è chiaro fin da subito “Sabato sabato è sempre sabato. Vorrei tornasse un altro lunedì”. La disoccupazione. Beh sì insomma la disoccupazione è brutta ed è un tema avvilente che sono sicura che a persone molto interessate ai temi sociali come Jovanotti stiano particolarmente a cuore.

Ma soprattutto questi temi stanno a cuore all’italiano medio (passatemi l’espressione) e a ragione. Quindi insomma per lo meno se non populista (termine da me odiato), questo testo risulta per lo meno facilino.

Che poi, se vuoi, c’è modo e modo di parlare della nullafacenza e dei problemi a esso annessi e sicuro c’era chi lo fece meglio di lui (Morrisey, anche se ultimamente, devo dire, si sta esagerando con le hipsterate nei suoi riguardi)

sunday

Ad ogni modo, si dice in giro che Jovanotti sia un grande comunicatore, lo dimostra il fatto che ha creato questo bellissimo sito, la Jova TV, dove si racconta, mettendosi a nudo (altra espressione orrida) davanti alla sua Gopro e parlando di ogni argomento che lo colpisce, con una bella sezione dedicata alle recensioni. Che “figata”, no?

Guardiamone subito una.    Jovanotti – “Ogni cosa è illuminata”

 

Ecco. Così vi siete resi conto. Anche se da questa recensione non si riesce a capire un gran chè del libro, al primo minuto e ventitré accade una magia: lo zavaglio (termine romagnolo che si può tradurre con “sproloquio”) si trasforma in un vero e proprio atto di coraggio quando vengono pronunciate le seguenti parole “Io voglio comunicare la comunicazione”.

(CHEMMINCHIAVUOLDIREEE!!!!!)

So che anche voi a questo punto avete bisogno di un attimo di pausa e lo capisco.

Passata la furia omicida, abbiamo due possibilità. O immaginarcelo come Malcolm X che con fierezza e coraggio da prima linea si fa portavoce di un’intenzione che accomuna una parte della popolazione, oppure ci possiamo ridere sopra.

Prima possibilità.

Un po’ di anni fa il dibattito nel mondo della comunicazione era incentrato sull’importanza reale di significante e significato. “Il mezzo è il messaggio”, “Non è importante il cosa ma il come” ecc.

E fin qui ci poteva anche stare. Se non fosse che poi, giocando sulle potenzialità del mezzo di Internet, che ha consentito di sviluppare le capacità comunicative anche dei lemuri del Madagascar, tante persone si sono convinte di essere grandi comunicatori, urlando a gran voce il nulla.

In sintesi credo che la frase di Jovanotti (che, puntualizziamo, non vuol dire niente) possa essere sottoscritta come il manifesto della congrega dei cattivi comunicatori. Ciò è abbastanza triste e forse pericoloso e forse è il motivo per cui mi era venuto lo sbuzzo (altro termine romagnolo che può stare per “intenzione fantasiosa”, ma anche no) di scrivere questo post.

MA SICCOME NOI NON SIAMO DELLE PERSONE TRISTI, che ammorbano con considerazioni pessimiste su questioni triviali, ci facciamo una bella risata sopra come se tutto ciò non significasse niente, augurandoci ingenuamente che alla fine sia così.

Seconda possibilità.

A me ad esempio Jovanotti che recensisce cose mi ricorda tanto Owen Wilson (“Hansel”) in Zoolander che parla di Sting.

Ora va meglio, vero?

 

 

 

 

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