La rabbia - foto di Pietro Scarcello
La rabbia - foto di Pietro Scarcello
La rabbia – foto di Pietro Scarcello

 

Pippo Delbono è un grande conoscitore dell’opera di Pier Paolo Pasolini. Da alcuni dei suoi scritti più coraggiosi ha tratto la recente antologia Urlare la verità (Edizioni Clichy), ma è anche autore, regista e interprete di uno storico omaggio, La rabbia. Uno spettacolo dedicato a Pier Paolo Pasolini. Portato in scena per la prima volta nel 1995 e accolto con entusiasmo dalla critica italiana ed europea, La rabbia è uno dei lavori-simbolo di Delbono, che in questo riallestimento è affiancato dai volti più noti della sua compagnia: Pepe Robledo, Bobò, Piero Corso, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio. Insieme a loro la presenza inedita di Vladimir Luxuria.

La rabbia - foto di Pietro Scarcello
La rabbia – foto di Pietro Scarcello

 

«Credo che non ci sia modo peggiore di ricordare Pasolini che facendo di lui un santino» ha detto l’attore e regista genovese. Proprio per questo La rabbia non è una commemorazione ma una dedica, un omaggio che nasce da un’intima corrispondenza con l’uomo e l’artista e da quella vitale necessità che da sempre è l’ispirazione prima dei lavori di Delbono e Robledo. Se ne accorse subito Franco Quadri, che sulle colonne di Repubblica scrisse: «Lo spettacolo, che distilla con grazie e leggerezza una protesta esistenziale, procedendo sul filo delle associazioni, rispetta le regole di un cabaret e lo spirito di una ricerca che non si fanno più, ma senza aliti commemorativi a contaminare la bellezza». A suggerire il titolo è un docufilm del 1963 in cui Pasolini analizza con occhio critico i fenomeni sociali del mondo contemporaneo. Ai suoi tempi «ero molto piccolo» scrive Delbono, «erano gli anni Sessanta, il boom economico degli anni Sessanta, quando tutti si compravano le prime lavatrici, i primi televisori, le Fiat». La rabbia nasce da questo ricordo ma va molto più in là, traendo spunto dalla frase con cui inizia Il fiore delle mille e una notte: «La verità non sta in un sogno, ma in molti sogni». Ed ecco mescolarsi a testi come questo i sogni più vari, ma anche le parole di Rimbaud e dei Vangeli, il cinema di Chaplin e la musica pop, in un lavoro che coniuga teatro, danza, poesia e realtà vissuta, portando all’estremo l’idea dell’attore che non interpreta ma si avvicina alla vita e al mondo dell’autore.

 

13 marzo, ore 21.15 – Riccione, Teatro del Mare, via Don Minzoni 1 (angolo viale Maria Ceccarini 163)– info: 320 0168171, riccioneteatro.it, labellastagione.it

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