Matteo Belli, Le guerre di Walter
Matteo Belli, Le guerre di Walter
Matteo Belli, Le guerre di Walter

 

Quando e come hai conosciuto Walter Chiari?

Non l’ho mai conosciuto di persona. Lo intravidi solo una volta all’aeroporto di Bologna, da piccolo. Il mio rapporto con il suo lavoro è nato attraverso lo schermo della televisione, come per tantissimi altri ex-bambini della mia generazione.

Secondo quali principi hai scelto i testi da utilizzare in questo spettacolo?

Secondo il principio della resa scenica, scegliendo quelli che mi sembravano più idonei all’interpretazione, per interesse tematico o per le potenzialità del mio rendimento attoriale. Ho prediletto storie e dialoghi universali per la comprensione di noi stessi, l’intensità dei personaggi, la godibilità dei giochi mimici, linguistici e vocali.

Le guerre di Walter: che relazione c’è tra Walter Chiari e la guerra?

Biograficamente direi piuttosto blanda, rispetto a tanti altri che vissero in Italia nella sua epoca. Walter nasce l’8 marzo 1924, debutta per caso facendo un’imitazione di Hitler nel 1943 e ben presto inizia a lavorare nel mondo dello spettacolo. Non mi risulta che la sua vita sia stata particolarmente segnata dall’evento bellico. Anche teatralmente, questi monologhi non fanno parte di un suo lavoro o progetto sulla guerra, ma credo che, come per gran parte dei ragazzi della sua generazione, fosse un tema che lo condizionò: nel suo immaginario portato in scena ci siamo resi conto che ogni tanto questa vicenda affiora.

Matteo Belli, Le guerre di Walter
Matteo Belli, Le guerre di Walter

 

Il 7 marzo presenterai questo spettacolo all’interno di una rassegna di cui sei co-direttore artistico: VocAzioni. Perché questo titolo?

Le nostre VocAzioni ricordano sia l’azione della voce sia l’essere chiamati a una responsabilità: farsi testimoni di un Teatro d’arte popolare. Per alcuni attori ciò diventa un compito etico. La “VocAzione”, nel caso della nostra Associazione Ca’ Rossa, è anche quella di portare la cultura teatrale in zone in cui non è mai nata, o dove può rinascere o continuare, come nel caso (per noi felice e stimolante) dei Comuni di Pieve di Cento e di Castello d’Argile.

«Una voce significa questo: c’è una persona viva, gola, torace, sentimenti, che spinge nell’aria questa voce diversa da tutte le altre voci»: seguendo l’Italo Calvino di Un re in ascolto, quale è la peculiarità di VocAzioni?

La centralità della voce, che si fa crocevia di molteplici esperienze: non certo una preclusione tematica o di stile, ma una scintilla capace di accendere di umanità il rapporto scena-platea.

In che modo le diverse proposte performative della rassegna si ascrivono in questo preciso milieu?

Rileggendo classici in modo vitale, presentando antichi linguaggi in chiave moderna, trasformando temi drammatici come la crisi in occasione di approfondimento e di catarsi comica, offrendo autori contemporanei. Tutto è accomunato dalla qualità dell’arte scenica, che ci ricorda come l’incontro tra esseri umani sia forse lo strumento più efficace per migliorarsi e superare ogni tipo di sfida.

Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Totò e Vicè
Enzo Vetrano e Stefano Randisi, Totò e Vicè

 

VocAzioni si chiude con Enzo Vetrano e Stefano Randisi.

Due artisti-simbolo di un Teatro di altissima maestria, di respiro nazionale e internazionale. Il loro Totò e Vicè, dal testo di Franco Scaldati, è luogo d’interrogativi fondamentali, a partire da alcune domande sulla vita e sulla morte che l’uomo si pone da sempre, ma che in certi momenti della storia assumono il valore di un incontro necessario.

Un desiderio per la prossima edizione della rassegna?

Poter ampliare il progetto anche all’attività didattica e produttiva.

MICHELE PASCARELLA 

 

fino al 21 marzo 2015 – rassegna VocAzioni – Pieve di Cento (BO), Teatro Comunale Alice Zeppilli, Piazza Andrea Costa 17 e Castello d’Argile (BO), Teatro Comunale La Casa del Popolo, Via Matteotti 150 – info: 333 8839450, info@associazioneflux.it

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