Jackson Browne
Jackson Browne
Jackson Browne

«Lampi in tasca e tuono nelle scarpe, sotto un cielo di stelle cadenti» – versi di Under A Falling Sky, fra i più belli scritti nell’impero West Coast di David Geffen, naturalmente opera del poeta della California anni 70, Jackson Browne – con Don Henley/Glenn Frey, JD Souther, Linda Ronstadt e Warren Zevon, il massimo epitome di un’intera epoca fatta di eccessi, grande musica, tramonti sul deserto da incorniciare e dischi che si vendevano in quantità industriale anziché regalati in digitale. Il bel ragazzo di allora adesso è un affascinante uomo che viaggia verso le 70 primavere – e con ancora bei colpi in canna come assicurato da Standing In The Breach (2014), un disco che non tradisce le attese per chi si aspettava tutto ciò che ha creato il mito di Jackson Browne – dove bisogna proprio dire che in alcuni momenti come Here, con Jonathan Wilson ospite, e soprattutto il capolavoro incondizionato Walls And Doors, il giovanotto che “se la prendeva facile” si è superato. Peccato che due momenti così non trovino spazio negli attuali concerti.

Coloro che nella magnifica cornice del Teatro Sociale di Como attendevano un monumentale greatest hits di Jackson Browne, certamente sono stati accontentati con due ore e mezza dove in tavola non è mancato niente – anzi, è mancato David Lindley, ma lo sapevamo già che non ci sarebbe stato, anche se sono da sottolineare la presenza di Shane Fontayne alla chitarra (qualcuno se lo ricorda al fianco di Bruce Springsteen ai tempi del tour di Human Touch/Lucky Town?) e sopratutto la maiuscola prova di Greg Leisz, multistrumentista esperto in Weissenborn, lap e steel guitar che negli anni ha prestato servizio a mezzo mondo (Randy Newman, Dave Alvin, Loudon Wainwright III, k.d. lang, Eric Clapton, Beck, Joni Mitchell, Bill Frisell, Ray LaMontagne, Ryan Adams, Lucinda Williams, etc).
La soffertissima poesia vera di Fountain Of Sorrow, di For A Dancer o di Our Lady Of The Well, che si alterna al mito di Take It Easy, di Doctor My Eyes e della sempre magnifica The Road di Danny O’Keefe, tanto quanto l’epica di chiara matrice springsteeniana di The Pretender e di Running On Empty, sembra proprio ancora soddisfare tutti quanti: chi all’epoca c’era e ugualmente chi non c’era ma ha sognato come quando si vede un film la cui sceneggiatura è irripetibile. E poi, come sempre la finezza di non scalfire la perfezione raggiunta da Nico, These Days Jackson la fa sempre come timido blues – come a dire, «se imitassi Nico mi confronterei con un fallimento, e lo so bene» – Nico che peraltro è stata ben due volte onorata, poiché il signor Browne ha sfoderato pure The Birds Of St. Marks, altra perla dell’ultimo album ma in verità scritta buoni 20/25 anni fa, che appunto narra della sua liaison con la grande ammaliatrice dei Velvet Underground…
CICO CASARTELLI
Visto il 27 maggio al Sociale di Como

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