giovanni lindo ferrettiNon accetteranno mai il ricatto del proprio pubblico, che li vorrebbe eternamente uguali a loro stessi, monumenti immobili ai propri vent’anni, e alle serate stonate ai tempi dell’università.

Certa gente non può fare altro che accettare il proprio cambiamento, del corpo e dello spirito, accettare che a 50 anni suonati le modalità per raccontarsi e per raccontare la propria ricerca siano altre che a 20 o 30. E sempre sia lodato chi lo fa.

E per smarcarsi, a volte, da chi vuole a tutti i costi inscatolare il mondo e le persone nelle proprie categorie serve anche uno sberleffo, ammesso che di sberleffo si parli. Uno strappo. Perché poi – diciamolo sottovoce – le posizioni anti-abortiste, o le collaborazioni a certi quotidiani, le hanno verosimilmente criticate molte più persone di quelle che le abbiano effettivamente lette. E di certo moltissime meno di quelle che abbiano fatto lo sforzo di capirle.

Tutto quanto ammesso, e non concesso, che un artista debba infine essere una persona con cui siamo sempre d’accordo. Ammesso e non concesso che un artista debba sempre muoversi negli ambiti in cui ci riesce più semplice seguirlo.

Ferretti – con pochi temi di smentita – è l’unico fuoriclasse degli ultimi trent’anni di musica italiana. È sempre stato davanti al suo pubblico, e gli siamo grati per questo. Ha persino aperto per Jovanotti, quasi ad edificare in tempo utile un monumento alla caduta rovinosa – di cui oggi ascoltiamo ancora i sinistri clangori – dell’underground italiano da una logica di alternativa a una di serie B del mainstream. Poi ha tolto il disturbo, facendo tutt’altro. E prendendosi anche il rischio di progetti incompiuti, e mezzi dischi.

Comunque parliamo di roba vecchia: da un po’ Lindo il Sommo ha fatto la pace col suo vecchio repertorio. A modo suo, senza troppa nostalgia. Repertorio che i vecchi compagni, intanto, portano di nuovo in giro. Senza di lui, pericolosamente, come a una festa di compleanno senza il festeggiato, cadendo in piedi solo grazie ad una grandiosa Angela Baraldi tutta intensità-sesso-nervi.

Lui cambia scaletta ogni sera, e si racconta ricomponendo i frammenti del passato con quelli del presente. Ci fosse un percorso più interessante, nella musica italiana contemporanea, parleremmo anche di quello. Ma non c’è.

Sempre sia lodato, Amen.

ANTONIO GRAMENTIERI

8 maggio, GIOVANNI LINDO FERRETTI: A CUOR CONTENTO, Bologna, Auditorium Manzoni, via De’ Munari 1/2, ore 21.30. Info: 051279657, auditoriumanzoni.it

PS. Questa la scaletta del concerto: Pons Tremolans, Amandoti, Tu Menti, Tomorrow, Mi Ami?, Oh! Battagliero, And The Radio Plays, Maritima Loca, Radio Kabul, Polvere, Occidente, Cupe Vampe, Annarella, Del Mondo, Canto Eroico, Morire, Barbaro, Per Me Lo So, Curami,  Depressione Caspica, Irata, Ombra Brada, Unità Di Produzione, Emilia Paranoica, Spara Jurij

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