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Ce ne andiamo da quel luogo fuori dal tempo ubriachi, inebriati dalla gioia di aver compreso, incluso, nella nostra esperienza quella di un altro individuo. Depositari di una storia che condivide con la nostra dei fili che ce la rendono vicina, come se fossimo tutti parte dello stesso enorme maglione di lana.

Lo spettacolo di Maurizio Patella, Loro, storia vera del più famoso rapimento alieno in Italia, è proprio questo. Una calda e avvolgente coperta di lana, tessuta attorno alle spalle degli spettatori.

Il testo che, nel 2013, si aggiudicò la menzione speciale Franco Quadri al Premio Riccione per il Teatro, è la ricostruzione fedele dei fatti di cronaca che incuriosirono, spaventarono e misero a dura prova il “buon senso” dell’Italia del 1978. Maurizio Patella, giocando letteralmente sul palco con macchinine e bambolotti dell’epoca, riconduce lo spettatore lungo le buie e deserte strade della provincia genovese, ripercorrendo le tappe della strana vicenda dei rapimenti alieni che videro come protagonista lo sventurato metronotte Pier Fortunato Zanfretta.

Senza dimenticare un tratteggio delicato del contesto storico dell’epoca, l’attore coinvolge, trascina, inquieta, informa, diverte uno spettatore calato in un clima suggestivo in cui la finzione scenica, quella ludica, la verità storica e la riflessione sociale si fondono in un amalgama di rara eleganza.

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La narrazione incalza alternando il monologo rivolto al pubblico, coadiuvato da luci più chiare e soffuse, al racconto vero e proprio, in cui la semioscurità, che lascia intravedere il volto dell’attore, il buio, che sottolinea la potenza delle luci colorate dei giocattoli o i fari dell’automobilina di Zanfretta, calano completamente lo spettatore nel paesaggio ansiogeno descritto. L’utilizzo delle torce, accese a tratti, lasciando il pubblico ora completamente al buio, ora capace solo di vedere la casetta di legno che simboleggia la villetta dove il metronotte incontrò per la prima volta gli alieni, aumentano la suspence e aiutano l’immaginazione a ricreare lo stato di terrore in cui il malcapitato deve essersi trovato in quelle strane notti.

Patella fa un uso controllato di differenti toni di voce, a volte comici, infantili e serissimi allo stesso tempo, come i giochi dei bambini. Strappa sorrisi, a volte risate, ma non distrae mai dalla vicenda tenendo gli spettatori in punta di poltrona, pronti a scattare al minimo movimento improvviso.

Ad aumentare la suggestione interviene una voce registrata che ripercorre i momenti salienti degli interrogatori a Zanfretta, avvenuti sotto ipnosi. Lo spettatore si trova immerso, suo malgrado, in un contesto sconosciuto e visionario. Infatti nonostante la logica impedisca di credere che esistano “esseri alti tre metri” intenzionati a rapire e studiare un giovane metronotte genovese, i riscontri, le numerose testimonianze e le parole del malcapitato stesso, sapientemente riportate dall’attore, scalfiscono lentamente tutte le sicurezze e lasciano l’uditorio smanioso di sapere, di conoscere approfonditamente questa strana vicenda che interessò persino i servizi segreti.

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Patella ricrea per gli spettatori un mondo scomparso e sconosciuto ai più, restituendo la freschezza, l’innocenza e l’ingenuità dell’Italia che eravamo. Senza negarsi, senza fingere, ma raccontando, semplicemente avvalendosi dell’aiuto di una scenografia pulita, essenziale ed evocativa.

Loro è un monologo appassionante e raffinato. Fa proprie le doti del linguaggio scenico per parlare a uno spettatore-interlocutore, senza finalità didattiche, col solo scopo di rievocare una vicenda archiviata e significativa. Esaltando le caratteristiche che rendono il teatro un luogo di comunicazione diretta, vincolata all’attimo e quindi non replicabile, Patella dimostra di conoscere e rispettare le leggi di uno spazio vivo e (con)temporaneo.

LORENA FONTI

Visto il 18 Aprile 2015 a Riccione all’interno della rassegna La Bella Stagione.

 

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