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Una delle più belle definizioni che ho sentito di Gary Lucas è che egli sia il guitar hero degli uomo pensanti – e in effetti meglio di così questo magnifico eroe della chitarra non potevano descriverlo, poiché, sì, ci vuole testa per stargli dietro fra Captain Beefheart, Jeff Buckley, Hal Willner, Peter Hammill, Vinicio Capossela, Mary Margaret O’Hara e non so quanti altri – ma se gli concede concentrazione poi l’appagamento è molto.

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Se proprio vogliamo stringere il cerchio, in America con Ry Cooder che se non fermo è diventato un po’ ripetitivo, a giocarsi lo scettro per il miglior uomo della sei corde sono in due: stringi stringi, Marc Ribot e il maestro Lucas sono davvero coloro che giocano per il primato. E non potrebbero essere più diversi uno dell’altro – dove Ribot allo strumento è spigoloso e chiodato, Lucas è uomo di spettacolari vortici armonici, di frenetiche escursioni atonali e aritmiche espansioni, metropolitane quanto alla ricerca di una trascendenza rurale degna di Robbie Basho e del genio assoluto John Fahey – già perché anche quando imbraccia l’elettrica i rimandi ai due assi dell’acustica sono palesi, con la padronanza del fingerpicking il quale fa sembrare che davvero a suonare siano più chitarre simultaneamente quando invece arriva tutto da un solo focus sonico: Gary Lucas, appunto.

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Lo show ha visto l’intervento di diversi amici italiani, fra cui elementi degli Afterhours, de Il Genio, Mauro Ermanno Giovanardi dei La Crus e soprattutto il portentoso cantautore livornese Alessio Franchini, con il quale Lucas già da diverso tempo porta in giro dove richiesto un magnifico spettacolo dedicato al suo vecchio partner artistico Jeff Buckley. Quando Lucas è sul palco, davvero bisogna essere preparati alla sfida, sempre – perché Gary in un suo tipico concerto non ha niente di tipico in verità, la sua più che tutto è una personale escursione nella storia della musica popolare, non importa di che genere o di che decennio – il bello è ovviamente starlo a sentire quando mette assieme l’impensabile, sfidandoti a essere il più mentalmente elastico possibile. I ragazzi intorno a lui lo seguono stregati, questo è chiaro – sono lì a imparare da uno che da Captain Beefheart in poi le ha viste e provate tutte – e che nell’occasione si inventa di tutto fra il Capitano appunto (Sure ‘Nuff ’N Yes I Do, Ice Cream For Crow), Velvet Underground/Lou Reed (Sweet Jane, Perfect Day), Paolo Conte (Parigi), Jeff Buckley (Mojo Pin, Grace), Them (Gloria) – dove Gary Lucas non entra solo nelle note ma soprattutto nelle atmosfere degli autori proposti – e fa capire che con uno così sei davvero davanti all’eccellenza musicale.

CICO CASARTELLI

 

Associazione Ohibò, Milano

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