Cobuffyn le sole eccezioni di Bonnie Dobson, la leggendaria autrice di Morning Dew, e di Ian & Sylvia, prima che arrivasse sulla scena la statuaria bellezza di Buffy Sainte-Marie, il Canada era un freddo deserto, musicalmente parlando – poi arrivò la slavina che ha regalato al mondo tesori senza prezzo: Gordon Lightfoot, la Band, Leonard Cohen, gli Steppenwolf, Neil Young, i Cowboy Junkies, Joni Mitchell, Daniel Lanois.

Mai o quasi ricordare l’età di un signora ma vedere e sentire questo meraviglioso esemplare di indiana Cree a quasi settantacinque primavere, così in forma e così potente come in Power In The Blood, è una pura delizia – sarà che in Canada sfruttano qualche strano Cocoon, visto pure come il suo antico amico Leonard Cohen non sbaglia un colpo pure lui?

cp-buffy-sainte-marieBuffy Sainte-Marie non è comunque solo il reperto di un’antica epoca che nel 2015 sembra lontanissima – Buffy è la prima vera autrice che canta da sé la propria musica, ben prima che Carole King si lasciasse alle spalle le costrizioni del Brill Building o che Laura Nyro si mettesse comoda sul trono di regina assoluta quanto mai spodestata della musica al femminile. E a risentire oggi i suoi più classici lavori, più o meno fra It’s My Way (1964) e Quite Places (1973) – fra i quali non si può scordare She Used To Wanna Be A Ballerina (1971), con tutt’insieme ad accompagnarla Neil Young e i Crazy Horse, Leonard Cohen, Ry Cooder e naturalmente l’ex compagno Jack Nitzsche – a risentirli oggi, dicevamo, si resta davvero allibiti per quanto siano all’avanguardia nell’unire Joan Baez, Judy Collins, Odetta e il misticismo nativo-americano di cui Buffy è sempre stata bandiera nonché genitrice prima di qualunque Jesse Ed Davis, Robbie Robertson o John Trudell di questo mondo.

Ci sono voluti più di sette anni prima che Buffy Sainte-Marie raccogliesse le idee per un nuovo album – e l’attesa è stata ripagata alla grande! Power In The Blood è un disco politico fino al midollo, di quelli che esaltano non per il populismo ma la verità che esprimono a ogni istante in ogni solco – per inciso, se pensate che Neil Young sia originale nel fare dischi politici, state pur certi che un paio di cose le ha imparate dalla sua conterranea Buffy.

Il disco non ha nulla di revival-istico ma è contemporaneo nei termini che una self-made woman del livello di Buffy Sainte-Marie sa e può essere – pura autenticità, insomma. La voce della Signora è assolutamente intatta, senza che il tempo ne abbia scalfito la rabbiosa grazia – anzi, se possibile la modulazione e i vocalizzi ispirati “alla sua gente” sono al meglio della forma e se, poi, vi si aggiunge la risolutezza che non le manca mai, da questi parti non vi sono dubbi che Power In Blood sia uno di dischi più avvincenti del 2015. Buffy Sainte-Marie sembra non avere paura davvero di nulla, tipo ghermire dagli inglese Alabama 3 proprio il brano guida Power In The Blood e masticarlo con uno sfondo vocale Cree che semplicemente esalta – oppure prendere un intero gruppo indiano per abbracciare Sing Our Own Song, perla certa del registro UB40 a metà anni 80 già inno anti-apartheid qui ripreso per il proprio intrinseco messaggio universale. Del suo impareggiabile passato repertorio emergono anche le interpretazioni di It’s My Way e soprattutto di Not The Loving Kind, con un gran guitar twang che rende tutto vigoroso al giusto grado – e poi come canta Buffy scatena semplicemente il brivido che solo la musica di chi crede in quel fa può aizzare. Fra i pezzi nuovi merita menzione speciale come Buffy in Ke Sakihitin Awasis (I Love You Baby) sussurri temi universali oppure il perentorio piano-piccola orchestra-coro travolgente The Uranium War, che l’autrice avvisa essere una specie di prequel della sua leggendaria Bury My Heart At Wounded Knee vecchia oramai venticinque di anni. Un’ultimo cenno fra i brani del disco se lo merita Orion, inedito che scrisse tempo addietro con l’amato, scomparso Jack Nitzsche – l’epica è quella orchestrale che fece di Jack l’anello mancante fra Phil Spector e Neil Young, mentre l’afflato che ci mette Lady Buffy è quello che sorge quando d’improvviso in mente ti ricompare un vecchio amore che sai essere sepolto per sempre.

A farla breve, per intendere Buffy Sainte-Marie lo sforzo è minimo se si hanno orecchie, cuore e naturalmente “potere nel sangue”, quello che lei stessa istiga a trovare – poiché la sua è pura emancipazione di quelle che hanno fatto la storia e per cui è valsa la pena rischiare in proprio – emancipazione femminile, razziale e culturale certo ma soprattutto musicale, perché prima di Buffy Sainte-Marie nel mondo della musica al femminile, a scelta, era il vuoto o il deserto.

 

CICO CASARTELLI

BUFFY SAINTE-MARIE – Power In The Blood (True North Records)

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