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Caetano Veloso e Gilberto Gil in cinquant’anni tondi di conoscenza hanno condiviso di tutto: musica prima di tutto, naturalmente – poi politica, persecuzione, esilio, diverse donne, successo, droga, probabilmente si sono amati al di là della semplice amicizia platonica e veramente si sono anche affettuosamente mal sopportati a vicenda per lunghi periodi (chi ricorda le tirate del Cae contro Gil quando quest’ultimo era ministro della cultura del primo governo Lula?) – insomma, hanno vissuto tutto il brasilian-ismo come si deve. I due, inoltre, completano a vicenda pure le proprie origini bahiane – Caetano all’ombra della metropoli Salvador nella natia Santo Amaroda Purificação, Gilberto avvolto del misticismo della Chapada Diamantina nel cuore dello stato forse più bello e affascinante del Brasile – praticamente lo Ying e lo Yang intercambiabile della terra dell’Ordem & Progreso.

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Quando qualche mese fa annunciarono una tournée mondiale per i cinquant’anni di quanto raccontato poc’anzi, francamente la notizia non giunse come un fulmine a ciel sereno – era più che nell’aria. Peraltro è davvero interessante notare come i due artisti siano stati, diciamo negli ultimi dieci/dodici anni, in punti ben differenti della propria evoluzione artistica – con Veloso dedito a un avvincente percorso di rock con fortissime vibrazioni d’avanguardia, come ben chiaro a chi ha avuto la fortuna ma pure è stato così sveglio di far propri (2006), Zii e Zie (Transambas) (2009) e Abraçaço (2013), mentre Gil ha seguito rotte contrarie alla ricerca della musica brasiliana tradizionale e folklorica.

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Il concerto, spartanissimo con solo loro due seduti accanto uno all’altro, è una celebrazione che volutamente mette insieme retorica e intimismo, festa e blues tropicale – in poche parole, è uno spaccato dei due giovani artisti intorno ai loro settant’anni. L’errore sarebbe metterli in competizione, ossia domandarsi se è meglio uno o se è meglio l’altro – Veloso e Gil sono molto diversi, hanno tratti distintivi ben marcati e marcanti, semmai il gioco è quello della complementarietà. Se uno (Caetano) abbozza alcune delle sue impagabili pepite come Coração vagabundo, Terra, Odeio, Nine Out Of Ten e Tropicália, l’altro (Gilberto) risponde con gli stessi carati di Expresso 2222, Super homen, Toda meninha bahiana e Back In Bahia – per poi unire le proprie strade con numeri che giustificano l’evento in coppia con le note di Filhos de Gandhi e soprattutto della sempre stupenda Desde que o samba é samba. Alla fine, ti viene solo di pensare che i due, oltre che fra gli epitomi della più alta idea di Musica Cosmica Brasiliana, abbiano vissuto il loro pluridecennale rapporto nella maniera più semplice e vera: approfittandone fino in fondo per davvero!

 

CICO CASARTELLI

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