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Sembra incredibile a dirsi ma a quasi una decina di anni anni dalla prematura scomparsa, con Fred Beethoven ci troviamo davvero per le mani un disco nuovo, fatto e finito di Nikki Sudden, uno dei grandissimi “magnifici perdenti” che il rock & roll non ha mai smesso di sfornare. Il materiale risale al biennio 97-99, che peraltro fu un’epoca di grandi soddisfazioni artistiche per l’ex leader degli Swell Maps e dei Jacobites – si era più o meno ripulito dopo anni di droghe pesanti e alcol, regalando al mondo quel gran disco che fu Red Brocade (1999), in parte registrato a Chicago con l’aiuto di un fan insospettabile come Jeff Tweedy dei Wilco, il quale praticamente gli aprì le porte di casa come farebbe il più disinteressato dei benefattori.

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Fred Beethoven è tutt’altro che una raccolta di scarti bensì un disco pienamente organico, perfetto ritratto di un’artista scostante ma geniale, autore di canzoni fra le più belle degli anni Ottanta e Novanta – sentire o risentire veri capolavori come Chelsea Morning, It’s All End Up In Tears, Flying, Basement Blues, Older Woman, Secret Island, Death Is Hanging Over Me oppure Farewell, My Darling, giusto per citare alcune delle sue indimenticabili perle – e altrettanto sincero adepto di quella religione che ha nel Bob Dylan più hipster, in Keith Richards & Ron Wood, nelle New York Dolls tendenza Johnny Thunders, negli MC5, in Marc Bolan, nella Patti Smith dei primi due album e in Lou Reed i propri massimi epitomi, come d’obbligo per chi come lui nei sobborghi di Londra ha coltivato sogni di gloria in musica, di una certa musica che ben sappiamo.

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I compilatori di questo disco postumo hanno per lo più lasciato da parte il Nikki Sudden lacerato delle ballad, di cui è stato un piccolo e indiscusso maestro, ma hanno messo insieme un treno di vero rock & roll lanciato ad alta velocità, lo stesso che probabilmente presero Little Richard e Jerry Lee Lewis nei loro momenti più infervorati. Fred Beethoven non lascia davvero tregua fin della primissima battuta, che nientemeno è Johnny B. Goode di Chuck Berry, posta peraltro in apertura e in chiusura d’album, potentissima come potrebbero farla i Replacements – per poi andar avanti in un ascolto mozzafiato che ha davvero il turbo e che ha i punti di forza in Looking At You, Summer Burn Down e It’s Gonna Be Alright – quest’ultima con un gran farfisa a dettare legge. Unico numero nel quale si tira un po’ il fiato è Debris, dove Nikki racconta di “rottami” come solo fu capace di fare – con tanta poesia, senza sovrastruttura e un senso sfacciato ma intimo dell’epica.

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Gente, Nikki Sudden è stato veramente l’ultimo dei banditi (L’ultimo bandito è il titolo della sua splendida autobiografia, lettura consigliatissima, tanto più che qualcuno pochi anni or sono fu così illuminato di tradurre pure in italiano) – e non si può altro che sperare che Dio l’abbia davvero in gloria! Naturalmente accanto al suo fratello di sangue Epic Soundtracks e a quello di spirito Rowland S. Howard, ça va sans dire.

CICO CASARTELLI

NIKKI SUDDEN – Fred Beethoven (Troubadour Recordings)

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