Dunque succede così: quando arriva l’estate pianifichi una serie di concerti il cui rapporto qualità prezzo coincide con la tua “disponibilità a pagare” quindi segni in agenda tutto e poi paghi su ticket one o meglio, vai “aggratis”. Da inizio aprile ad ora mi son vista un sacco di concerti che proverò ad elencare in maniera sommaria, visto che la memoria ammanca. Shellac, Eagles of Death Metal, Jolie Holland, Marc Ribot, Los Lobos, quasi tutto il Beaches Brew Festival con doppia sottolineatura per le Babes in Toyland, Soft Moon, Satan’s Pilgrims. Poi dopo vedi che ci sono i Verdena e cosa fai, non vai? Ci vai. Per la quindicesima volta, mentre gli amici ti dicono “che palle i Verdena”, perché diciamoci la verità, poi ti senti anche un po’ una “rimasta” degli anni Novanta (e magari è vero) ma il tuo istinto primario ti dice di andare.

Quindi insomma mentre sento il concerto di apertura di Io sono un cane, al di là della grande sincerità e coerenza di questo artista con il nome che ha deciso di darsi, comincio a nutrire dei dubbi sulla mia scelta, ma decido di attendere e tergiversare con uno spritz in mano.

Prima di dire cosa penso dei Verdena vorrei dare una panoramica del sentimento generico che si avverte nei loro confronti:

 

– La mia amica Pamela: “Sì, ma: che palle i Verdena!!!!”

– Deerwaves: http://deerwaves.com/news/scoperto-il-paroliere-dei-verdena-e-luca-giurato (dai, è vero)

– I nostalgici del grunge: “I Verdena sono il mio gruppo preferito”

Ma soprattutto: di fianco a me c’è Vasco Brondi.

Tutto questo mette nettamente in dubbio la mia posizione, tant’è che quasi mi rassegno a pensare che non sia più in grado di capire quando è ora di smettere, di essere ancorata al passato, di non capire le nuove generazioni di musicisti.

Poi rinsavisco e mi rispondo: è vero e chissenefrega.

Verdena 2015

Allora: va bene tutto, eh. Però diciamo che se una band suona “bene” bisogna ammetterlo. Non che sia così importante suonare bene in termini tecnici, ma almeno rendere l’idea di ciò che si fa e dare un senso ad uno spettacolo che ha una continuità. Questo i Verdena lo fanno. Poi per carità, scatta anche il momento catartico in cui a braccia tese urli: “STO BENE SE NON TORNI MAAAAIIII” e NO, non ne vado fiera. Ma nonostante questo riesco ancora a distinguere il mio senso critico dalla mia voglia di avere 14 anni e mi fa piacere.

Ciao Vasco.

 

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