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La verità è una sola – se questo album fosse uscito nel 1968 o nel 1969, adesso ne parleremmo come si parla di Live At Leeds, di In Person At The Whisky a Go Go, di Live/Dead, di It’s Too Late To Stop Now, di Rock Of Ages, di Live At The Apollo, di Happy Trails, di At Folsom Prison o di Stop Making Sense ossia di una pietra miliare fra i dischi dal vivo – e non credo vi sia bisogno di assegnare nome artista ai titoli elencati. Constatiamo che la Epic all’epoca non fu lungimirante – o forse sottovalutò quella frenetica macchina da guerra chiamata Sly And The Family Stone, tanto più che Live At The Fillmore East October 4th & 5th 1968, salvo la performance di Woodstock messa integralmente nel box che comprende l’intero famoso festival del 1969 (o quasi, niente Grateful Dead, per esempio), del gruppo è il primo disco dal vivo ufficiale pubblicato. Alla bizzarria, insomma, non vi è confine – suggeriamo solo a chi di dovere, la Sony Legacy, di mettere in cantiere operazioni analoghe per gli altri tre anni magici di Sly And The Family Stone, il 1969 (quello di Stand!), il 1971 (quello di There’s A Riot Goin’ On) e il 1973 (quello di Fresh): i bootleg in possesso del sottoscritto sono una vera bomba atomica, con particolare menzione per Live At Madison Square Garden 1971, dove Sly vide bene di sposarsi di fronte a 20/25,000 persone con l’attrice/modella Kathy Silva.

Sly & The Family Stone 3

Interrogati in tempi e in posti diversi, negli anni Mick Jagger e Keith Richards alla domanda quale fosse stato il più bel concerto da loro visto la risposta fu la stessa: Sly And The Family Stone. Con per le mani Live At The Fillmore East October 4th & 5th 1968, quadruplo CD registrato nel cuore di New York City, non si fa fatica a capire perché: Sylvester Stewart e i suoi, con particolare menzione per Larry Graham, Greg Errico, Jerry Martini e Cynthia Robinson, tutti di colore e di razze diverse come se la globalizzazione non fosse nemmeno un concetto che va spiegato, erano tutto quello che fa grande una band ossia riassumevano molto del meglio di quanto vi fu fino ad allora (James Brown, Bob Dylan, Otis Redding, Aretha Franklin, Booker T. & The MG’s, i Jefferson Airplane, gli Impressions, Jackie Wilson, Martha & The Vandellas, i Temptations, Jimi Hendrix, le Ronettes, Ray Charles, Smokey Robinson & Miracles…) e si catapultavano nel futuro senza né meta né timer – ed è proprio per questo che la loro musica non è invecchiata di una sola ora e ancora adesso fa scattare in piedi come se fosse la cosa più nuova ed eccitante che si possa ascoltare – e poi basti vedere come su Sly & Co band come Parliament/Funkadelic, Public Enemy e Beastie Boys vi abbiano costruito sopra grandissime carriere. Le due esibizioni per trentaquattro pezzi che compongono Live At The Fillmore East October 4th & 5th 1968 sono una valanga che travolge non lasciando alcun scampo – fra Dance To The Music, M’Lady, Life, l’omaggio a Otis di I Can’t Turn You Loose, Are You Ready, l’eccezionale Won’t Be Long dal repertorio di Aretha prima maniera epoca John Hammond Sr, Love City, il magnifico traditional St. James Infirmery e Chicken, Sly And The Family Stone semplicemente non lasciavano prigionieri fra voci infervorate, ritmi urbani infernali e trip psichedelici senza paragoni che tutt’insieme, insomma, fa sembrare quel che sono i vari Pharrell Williams, Black Eyed Peas o anche i buoni ma pure tanto sopravvalutati Roots: robetta di poco conto se accostata all’autorità assoluta della Famiglia!

CICO CASARTELLI

Sly And The Family Stone – Live At The Fillmore East October 4th & 5th 1968 (Epic-Legacy)

Sly & The Family Stone bunch

 

 

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