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In un’epoca lontana in cui scrivevo per una fanzine romana di cui si ignora se ancora esistente o no – dicevo, una volta che scrivevo in quella fanzine mi capitò di andare a vedere Bruce Springsteen a Genova – era il tour di reunion della E Street Band, quello a supporto di Tracks (1998), e accadde che al momento di buttar giù la recensione ebbi un’illuminazione: intitolai il tutto Max Weinberg & The E Street Band! Ancora oggi per quella provocatoria intuizione esiste chi mi guarda storto e chi invece mi dà il cinque – il fatto è che dopo tre ore di concerto mi parve chiaro che senza Mighty Max e i suoi magnifici tamburi la E Street Band avrebbe perso una buona metà della propria potenza. Confermo tutto, se può interessare – anzi, rilancio.

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Accanto al transatlantico E Street, Weinberg ha continuato a fare musica in proprio, a cominciare da quel bel progetto che fu Killer Joe nel 1991, tanto che chi considera Scene Of The Crime il miglior album solo di qualsiasi uomo E Street non sbaglia di niente, per andare avanti accanto a Conan O’Brien come leader della house band del Late Night Show per diversi lustri e infine ritagliarsi il proprio spazio di band leader con varie incarnazioni di un gruppo a proprio nome, che proprio ora giunge per la seconda volta in Italia (la prima accadde un paio di anni fa): con lui sono Dave Kikoski (piano), Cameron Brown (contrabbasso), John Bailey (tromba) e Brandon Wright (sax), che tutti insieme formano il Max Weinberg Jazz Quintet, ensemble di attempati goodfellas dedito né a stadio-rock né a vecchio repertorio R&B che Poderoso Max ha portato in giro per tanti anni nei club USA bensì a del sano jazz che non disdegna diverse inclinazioni, specialmente quella degli anni Quaranta bebop.

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Suonare Charlie Parker, Max Roach, Dizzy Gillespie, Thelonious Monk – la ripresa di Bemsha Swing è l’assoluto trionfo della serata – Charlie Christian, Fats Navarro, Dexter Gordon, Milt Jackson, Oscar Peterson, Bud Powell, Horace Silver, Ramsey Lewis e via discorrendo cui aggiungere la fugace apparizione della starettina pop soul nostrana Nina Zilli la quale senza infamia e men che meno lode ma con molto birignao gigioneggia con un paio di numeri tratti da Nina Simone e Billie Holiday – tutto ciò per Max Weinberg dev’essere una bella boccata d’aria rispetto alla routine delle Glory Days e delle Cover Me, delle bandane, delle magliette inneggianti l’idolo rock e dei cori iper esaltati Bruuuuucceee – lo si vede dal sorriso stampato in faccia e dalla gioia di suonare che il batterista regala per tutta l’esibizione del Blue Note – come a dire, cara Milano, qui siete nel mio territorio e faccio come dico io, tanto più che con il presente di musica del genere dovreste essere solo contenti. Già, molto contenti del Max Weinberg Jazz Quintet!

CICO CASARTELLI

MAX WEINBERG JAZZ QUINTET: 7 agosto a Savona festival Il santuario del jazz e l’8 a Brisighella (Ravenna) per Strade Blu.

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Max Weingerb Jazz Quintet con ospite Nina Zilli

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