Cartolina-GilArchitettura e potere totalitario sono sempre stati una al servizio dell’altro per costruire il consenso.

Nel 1928, a un quasi un decennio della salita al potere, Benito Mussolini scrive nell’articolo Sfollare le città uscito il 22 novembre su Il Popolo d’Italia, il proposito di un piano di riassetto economico in cui il settore edile avrebbe dovuto avere un ruolo determinante per lo sviluppo. La nuova città fascista avrebbe rappresentato allo stesso tempo la grandezza del passato e la modernità dell’uomo nuovo, inteso in senso futurista.

Mussolini ebbe una particolare attenzione per Forlì e in generale del suo territorio natale, soprattutto a fini di propaganda autocelebrativa. Nel 1929 furono avviati i lavori per la nuova Forlì che prevedeva la distruzione e il ridisegno di intere parti della città. Come in moltissimi altri centri italiani e romagnoli, Mussolini fece costruire Case del Fascio, ospedali, sanatori, scuole ed istituti, Case Balilla, poi denominate GIL, che erano centri di cultura polivalente, vere e proprie fabbriche di consenso. Al loro interno si trovano cinema (venivano chiamate sale schermo), radio, palestre, piscine, biblioteche.

Al ridisegno di Forlì furono chiamati architetti importanti a livello nazionale rappresentanti del razionalismo italiano come Cesere Bazzani, Luigi Piccinato e Cesare Valle.

Ed è a quest’ultimo architetto romano che è dedicata la mostra Cesare Valle. Un’altra modernità. Architettura in Romagna che inaugurerà il 18 settembre insieme alla ristrutturazione dell’ex GIL di viale della Libertà e che fu appunto da lui disegnato nel 1932-35.

Il progetto è di pregio. Un buon equilibrio dei volumi rivela che in realtà Cesare Valle conosceva molto bene Walter Gropius e il razionalismo europeo. E infatti il risultato è anti monumentale e l’architettura calibra con attenzione la proporzione tra gli spazi in base alla funzione.

La mostra e la ristrutturazione dell’Ex GIL sono stati realizzati da Atrium: una rotta culturale europea del Consiglio d’Europa sulle architetture dei regimi totalitari del XX secolo, che si propone di far diventare – senza nessun obiettivo revisionista – un’architettura scomoda in un patrimonio da valorizzare come memoria storica e bene culturale di interesse turistico.

L’associazione comprende 15 enti pubblici, di sei Paesi dell’Est e Ovest d’Europa e si avvale della collaborazione di 27 Università europee per lo studio e censimento delle architetture dei regimi totalitari.

Il 18 settembre (ore 17) insieme alla mostra dedicata a Cesare Valle inaugurano altre tre esposizioni: Sign Invention, una mostra di oggetti di design ispirati dalle architetture fasciste e Cantiere restauro, che analizza le problematiche relative alla mancanza di linee guide e di vincoli per ristrutturazione delle architetture moderne e In loco-Museo Diffufo dell’abbandono in Romagna: itinerary Totally Lost un allestimento fotografico a cura di Spazi Indecisi. Poi ancora fino al 25 ottobre, giorno di chiusura delle mostre, si susseguono sul tema: spettacoli teatrali, conferenze, presentazioni di libri e due interessanti visite guidate in forma di trekking urbano, curate da Slow Food, che porteranno alla scoperta in città degli orti di pace e degli orti in tempo di guerra e alla scoperta della filiera di lavorazione delle carni che fecero di Forlì la capitale della razza romagnola negli anni ’20-’40.

STEFANIA MAZZOTTI

18 settembre-25 ottobre, CESARE VALLE. UN’ALTRA MODERNITÀ: ARCHITETTURA IN ROMAGNA

Forlì, Ex GIL, viale della Libertà 2. Info: 0543 712912, 0543 712918, atriumroute.eu

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