Nausicaä (4)Nel 1984, nonostante le numerose opere realizzate per la televisione, il giapponese Hayao Miyazaki era, per il grande schermo, un nome ancora relativamente poco conosciuto. Il suo debutto nel campo del lungometraggio, avvenuto nel 1979 con Lupin III – Il Castello Di Cagliostro (Rupan Sansei: Kariosutoro No Shiro), in ordine cronologico il secondo film dedicato alle imprese del ladro nipponico creato su carta da Monkey Punch, aveva ottenuto un buon successo, lento ma costante e soprattutto tale da convincere il regista e il suo storico collaboratore e produttore Isao Takahata (poi regista di altre meraviglie quali Una Tomba Per Le Lucciole [Hotaru No Haka, 1988] e La Storia Della Principessa Splendente [Kaguya-hime No Monogatari, 2013]) a cimentarsi in un lavoro autonomo: il consenso di pubblico registrato da Nausicaä Della Valle Del Vento (Kaze No Tani No Naushika), tratto appunto nel 1984 da un manga ideato dallo stesso Miyazaki due anni prima, fu così clamoroso da consentire alla coppia non solo di inaugurare una casa di produzione – l’ormai celeberrimo Studio Ghibli – libera da qualsiasi rapporto con le multinazionali di settore, bensì di tenere in pratica a battesimo tutta una nouvelle vague dell’animazione orientale, incoraggiata e stimolata dall’esempio di come si potessero ottenere risultati (economici e artistici) di tutto rispetto anche lavorando senza sprechi o finanziamenti faraonici. Nausicaä, dedicato alle imprese di un’omonima eroina sempre accompagnata dal suo «scoiattolo» (animale in realtà più somigliante a un cucciolo di caracal, o «gatto rosso» di India e Pakistan), raccontava le peripezie della principessa del titolo in una nuova civiltà di stampo medievale, con regni e feudi in lotta tra loro, sorta sulle ceneri di una guerra nucleare consumatasi nel millennio precedente lasciando il pianeta in preda dell’avanzare della «giungla tossica», una foresta dove insetti mutanti e piante dalle spore velenose si espandono fino a minacciare l’incolumità delle residue comunità umane. Per Miyazaki si trattava di un ampliamento e approfondimento dei temi – l’ecologia, il rapporto panico con la natura, il rimpianto lirico per un equilibrio terrestre da ricordare e riconquistare – già esplorati nel migliore dei suoi anime televisivi, Conan Il Ragazzo Del Futuro (Mirai Shōnen Konan, 1978), e in seguito destinati a trasformarsi in veri e propri cardini di una poetica di rara coerenza, a ogni nuovo episodio organica nel rinnovarsi senza tradire la propria natura intima.

Nausicaä (2)Nausicaä, insomma, conteneva fin da subito, e per di più articolati con estrema lucidità, tutti gli elementi di quella che, trent’anni dopo, avremmo chiamato la cosmogonia del regista, dal rispetto quasi sacrale nei confronti delle figure femminili, viste come detentrici di ogni possibile maternità – intellettuale, tattica, sentimentale – dei mondi a venire, alla sensibilità ambientalista, qui raffigurata nel rapporto esclusivo e simbiotico tra la protagonista del film e l’ecosistema animale e vegetale, percepito dagli altri personaggi come un costante pericolo e invece popolato da creature innocue a dispetto delle loro sembianze spaventose, creature in attesa di qualcuno in grado, come Nausicaä, di ascoltarle e onorarle anziché attaccarle a causa dell’esteriorità. La principessa e gli abitanti della Valle del Vento – grazie alle sue correnti d’aria, l’unica non contaminata dalle esalazioni venefiche della giungla tossica – si muovevano in uno scenario post-apocalittico forse comune per i tempi e per una decade in fondo influenzata, in senso cinematografico, dalle distopie dei ’70 (pensiamo a film come 1975: Occhi Bianchi Sul Pianeta Terra [The Omega Man; Boris Sagal, 1971], con Charlton Heston nei panni dell’unico sopravvissuto a un olocausto batteriologico, o allo speculare 2022: I Sopravvissuti [Soylent Green; Richard Fleischer, 1973], con lo stesso attore al contrario immerso in un pianeta sovrappopolato e distrutto dall’inquinamento) e dalle lugubri ipotesi di futuro messe in scena nelle saghe di Mad Max o Terminator, ma più di ogni altra cosa coerente con l’immaginario e la storia personale del regista, anch’egli in qualche modo figlio della catastrofe nucleare di Hiroshima e da questa sempre ossessionato, al pari di moltissimi suoi connazionali, fino al punto di evocarla, rileggerla e reinterpretarla quasi a ogni pellicola. Persino le sue opere in apparenza più vicine alla dimensione idilliaca della fiaba, per esempio l’altrettanto straordinario Ponyo Sulla Scogliera (Gake No Ue No Ponyo, 2008), non hanno mai smesso di suggerire disgrazie e calamità causate, come nei romanzi di Tolkien, da guerre, avidità e schiavitù e controvertibili solo attraverso il riconoscimento, scintoista, della presenza spirituale di alberi, acque, correnti d’aria, montagne, abitazioni e radici familiari, così come nessun suo film ha evitato di raffigurare il sogno del volo e i mezzi – velivoli, alianti, navicelle a motore etc. – utilizzati per renderlo concreto in toni a metà strada tra l’epico e il commosso: da questo punto di vista, Nausicaä, con le sue «ali a motore» e le sue lunghe sequenze ascensionali (compresa tutta la parte iniziale, in cui il volto della principessa viene mostrato solo dopo un quarto d’ora di azione), è stato senz’altro il più aereo, tra i lavori di Miyazaki, almeno fino al doloroso tratteggio biografico del recente Si Alza Il Vento (Kaze Tachinu, 2013), sotto ogni profilo il vero e proprio film “di una vita”.

Nausicaä (3)Pur trasmesso dalla televisione italiana (nel 1987 la Rai lo doppiò e lo divise in quattro parti), Nausicaä, tutt’altro che privo di sangue e violenza e reso ancor meno assimilabile, presso le platee occidentali, dalle numerose parentesi oniriche (per la prima volta commentate, in un tripudio di archi, synth e pianoforti alla Gabriel Yared, dal fedelissimo Joe Hisaishi), non ebbe nel nostro paese vita facile. È anche l’ultimo dei film di Miyazaki a entrare nella serie di riedizioni organizzate dal distributore Lucky Red dopo l’attribuzione del Premio Oscar alla Città Incantata (Sen To Chihiro No Kamikakushi, 2001) e l’incremento della fama del regista a livelli finalmente mondiali. Tuttavia, nonostante il plauso al nuovo doppiaggio, adattato e diretto dall’esperto Gualtiero Cannarsi (assai migliore dei predecessori ancorché non mondato dal solito eccesso di enfasi emotiva e voci infantili a quanto pare non eludibile, almeno qui da noi, quando si parla di film d’animazione) sulla base della nuova traduzione di Elisa Nardoni, viene ancora una volta da chiedersi perché mai operazioni simili – la nuova circolazione di un vecchio film non restaurato – debbano essere confinate al recinto degli “eventi” della durata di pochi giorni e non essere invece accessibili, nel contesto di una programmazione meglio strutturata, anche a chi non ha la buona sorte di risiedere accanto a una multisala, o a una cineteca. Nausicaä Della Valle Del Vento sarà infatti visibile, il 5, il 6 e il 7 di ottobre, in un numero limitato di sale, sotto la dicitura di «evento speciale», ovvero con un biglietto d’ingresso maggiorato fino a 10€ (ma in certi multiplex si va anche oltre). Non ho simpatia per gli eventi in generale e non entro nel merito del loro esito finanziario, a quanto pare significativo e senz’altro foraggiato da tanti consumatori per i quali l’opportunità di raccontare su qualche piattaforma sociale la propria partecipazione all’evento conta più della natura dello stesso, ma trattare in questo modo le sale, trattarle cioè da contenitori spersonalizzati di qualunque prodotto – un concerto, una partita di calcio, la visita a un museo – trasferibile su grande schermo, significa eroderne l’identità e la frequentazione abituale. Gli appassionati di Miyazaki si riguarderanno Nausicaä in blu-ray, e lo vedranno probabilmente meglio; chi ancora non conosce questo suo gioiello, e lo vedrà oggi per la prima volta, magari scoprirà un mondo, un autore, una vocazione. Speriamo solo, dato il costo, la difficoltà logistica e l’obbligo del doppiaggio, che non chiami un tecnico Sky e non si chiuda in casa.

Gianfranco Callieri

 

NAUSICAÄ DELLA VALLE DEL VENTO

Hayao Miyazaki

J – 1984 – 116’

voto: ****

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