procrastinaz

Gentile dottoressa,

non faccio altro che “rimandare a domani”. Da sempre. Da piccolo rimandavo a sera i compiti, ora rimando all’ultimo tutto: al lavoro, a casa e nella vita privata. Ciò mi costa spesso l’arrivare in ritardo, enormi problemi con la mia compagna (con la quale sto rimandando il matrimonio), multe o altro… ma non riesco a cambiare. C’è rimedio?

A., Bologna

 

Caro A.,

da come ti descrivi sembri un classico esempio di procrastinatore, ovvero di colui che ha la consuetudine di rimandare le cose da fare sempre ad un altro momento. Ciò può riguardare solamente un ambito della propria vita (lavorativa/familiare/…) oppure più o tutte le sfere tanto da diventare, in alcuni casi, un vero e proprio stile di vita in cui rispettare impegni e scadenze sembra risulti impossibile.

A proposito della procrastinazione a metà degli anni ’80 sono state condotte ricerche psicologiche a carattere scientifico che hanno fatto emergere due tipi di procrastinatori. Il tipo rilassato è colui che dà inizio alle cose senza portare a termine alcuna attività spiacevole ma solo quelle interessanti per lui, mentre quello preoccupato al solito ha scarse capacità organizzative e una bassa autostima per quel che riguarda le proprie capacità, in ragione della quale e per timore dell’insuccesso tende a rimandare qualunque attività.

Nel tuo caso è un professionista psicoterapeuta che deve stabilire a quale categoria appartieni e a trovare l’aiuto più giusto.

Affrontando la problematica in senso generico ti anticipo che esistono degli esercizi pratici che possono essere messi in atto per imparare a porsi dei piccoli obiettivi che realisticamente possano essere raggiunti ed allenarsi in questo modo a contrastare la rimandite cronica tipica della problematica. Come per qualsiasi difficoltà, non bisogna pensare di eliminarla con un colpo di spugna, dall’oggi al domani, ma è richiesta una gradualità che al solito viene predisposta dal terapeuta in accordo con il paziente.

 

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