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Pregio e limite dei dischi solo di Keith Richards – che sono fin troppo dei bignami delle sue passioni musicali, ci trovi il pezzo reggae, quello country, un paio di blues, la ballata, Chuck Berry – insomma, sono divisi per compartimenti stagni che anche pima di ascoltarli un po’ te li immagini. Crosseyed Heart non fa eccezione – è un piccolo vocabolario del suo verbo-musica, fatto in casa senza effetti, con la solita band che stipendia da molti lustri e tirata fuori all’evenienza quando gli Stones sono in sosta vacanza – Steve Jordan, Waddy Wachtel (il grande, grandissimo Waddy!), Ivan Neville, Sarah Dash e il compianto Bobby Keys nel suo ultimo ruggito prima del sonno eterno. Tutt’insieme si chiamano X-Pensive Winos, per chi non lo sapesse – cui aggiungere le comparse di gente di spessore come Spooner Oldham (Dan Penn, Neil Young, Aretha Franklin) e Larry Campbell (Bob Dylan, Levon Helm).

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Il primo difetto del disco a balzare all’orecchio è la lunghezza – sono sessanta minuti per quindici brani – e francamente la voce di Keith non regge tale distanza, stanca. Poi, davvero un po’ di editing a Crosseyed Heart gli avrebbe fatto solo bene, non ha la sottigliezza di Main Offender (1992), che era un gran colpo assestato nel nome di un sound compatto, ricercato e riconoscibile – quello non era uno sfizio, invece ventitré anni dopo l’attuale lavoro sa un po’ di capriccio. Sia chiaro, stiamo parlando di uno dei veri grandi, il colpo del maestro riesce sempre ad assestarlo, e qui non mancano, ma lasciarlo fare il nostromo in solitaria senza, ovviamente, Mick Jagger che lo bilanci come si deve, gli fa prendere mari dove i venti sbatacchiano un po’ troppo.

Keith Richards con Norah Jones
Keith Richards con Norah Jones

Il pezzo d’apertura, che poi è il brano guida, è un brano country-blues acustico che chiaramente è un omaggio a uno dei grandissimi dischi di Muddy Waters, l’inarrivabile Folk Singer (1964) – l’atmosfera è la stessa, il vibe è quello giusto e metterlo in pole position mostra coraggio. Sorpresa riuscita. Cos’altro piace? Indubbiamente il caotico funk Substantial Demage guidato alla grande da Ivan Neville e con Keef vudù dedito a declamare – Robbed Blind, ballata piano-chitarre acustica molto Tom Waits/Hoagy Carmichael cantata in modo sicuro e confidenziale – Suspicious, sottile soul-blues che ci piace immaginare ispirata a un altro amico recentemente scomparso, Bobby Womack – Illusion che vanta Nora Jones al piano e a duettare, praticamente la bella e la bestia, formula che funziona – Blues In The Morning, dodici battute elettriche senza pretese se non ribadire certi concetti che stanno alla base del nostro eroe. Discorso a parte per Goodnight, Irene – il brano è uno dei grandi tradizional americani, negli anni è stato sublimato (Leadbelly, Ry Cooder, Jerry Garcia, Tom Waits) ma anche annacquato da tante versioni le quali ne hanno snaturato il significato, che in realtà nasce come ode/supplica nel nome della morfina – Keef, il grande junkie della storia del rock, riporta tutto alla radice dello spettrale testo originale, con un’interpretazione veramente da esperto, quella di chi certe cose le ha provate sulla pelle.

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Crosseyed Heart ha però anche diversi momenti di stanca. I pezzi più classicamente rock sono abbastanza scontati, specie AmnesiaHeartstopper e soprattutto Something For Nothing – quest’ultima sembra una brutta outtake di Steel Wheels (1989) degli Stones. Il pezzo reggae Love Overdue vale decisamente meno dei vecchi tentativi sia con gli Stones sia con gli X-Pensive Winos, Too Rude di Sly & Robbie che si ricorda naturalmente con gran piacere ancora a tanti anni di distanza. Il resto – Nothing On MeLover’s PleaLove Overdue, il singolo Trouble – è ordinaria amministrazione che rimpolpa un disco che con venti minuti di meno sarebbe stato più agile e apprezzabile.

CICO CASARTELLI

KEITH RICHARDS – Crosseyed Heart (Virgin)

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