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Abbiamo incontrato Tim Rogers, leader indiscusso dei You Am I, band australiana che ha segnato la scena Down Under in modo indelebile da oramai venticinque anni. Tim a beve sarà in Italia per due imperdibili appuntamenti: il 6 ottobre all’1&35 Circa di Cantù (Como), con opening act Edward Abbiati dei Lowlands, e l’11 Da Trapani a Pavia. La promessa è che torni con il gruppo al completo nel 2016. Per il momento, godetevi l’intervista – Tim è un tipo fuoco e fiamme, per esempio ci narra di quella volta che tentò di dare della droga ad Anita Pallemberg, dei suoi trascorsi con Tex Perkins e soprattutto di come si fa a «vestirsi di tutto punto, arrivare sul palco, sfondare gli amplificatori e ribaltare tutto». Insomma, parole sante!

Fanno all’incirca venticinque anni che i You Am I sono in attività – senti che in qualche modo stai portando in giro un’eredità?

Più che un’eredità, mi sembra di portare in giro uno zainetto pieno di storie assurde. Il nostro passato ci piace ma non ne siamo così presi a livello emotivo. Ti garantisco che questo accade quando suoni in un gruppo rock a quarantasei anni, cosa molto più divertente di quando ne avevo, chessó, ventisei!

I You Am I hanno sempre avuto un gran successo in patria, in Australia, specialmente negli anni Novanta. A livello internazionale, è stato difficile fare breccia nel mercato?

Sì, lo è stato – per una semplice ragione. Quando fu tempo di conquistare il mercato, ci siamo dati un po’ la zappa sui piedi. Eravamo troppo innamorati del naturale, osceno e a volte anche dolce rock and roll per volere diventare veramente delle star.

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Quale veterano della scena australiana, come hai visto cambiare il panorama nel corso degli anni? Negli anni Ottanta fino ai primi Novanta rammento un gran fermento: i Bad Seeds, i Beasts Of Bourbon, i Cruel Sea, i Church, i Triffids, gli Hoodoo Gurus, i Crowded House, gli Hard-Ons, volendo anche INXS…

La verità? Ogni anno ascolto almeno una dozzina di gruppi e artisti come davvero mi infiammano. Sto parlando dell’hip-hop australiano e del seguito della scena hardcore, selvaggia e con tanto mutuo supporto. Sono un fan più di tutto, sì, sebbene distante, per ragione di età.

Chi ci consigli dell’attuale scena australiana?

Direi che i Clowns nel 2014 hanno pubblicato il mio disco favorito dell’anno. Roba veramente feroce. Anche i Royal Headache sono brillanti. Un tipo che credo sia il più grande scrittore di canzoni al mondo è Marcel Borrack! Cos’altro… Illy è una meraviglia dell’hip-hop, come lo è Drapht. Con Drapht sto scrivendo qualcosa giusto in questo periodo.

Alcuni dei dischi anni Novanta dei You Am I furono prodotti da Lee Ranaldo dei Sonic Youth. Che ricordo ne hai? Siete ancora in contatto?

Io e Lee siamo amici per la pelle. Io semplicemente adoro quell’uomo! Lee è un tipo diabolicamente intelligente, divertente e caloroso. E poi ha una curiosità senza fine per tutto. Fammelo dire, Lee è senza controindicazione è uno degli esseri umani che preferisco!

Tim Rogers con i You Am I
Tim Rogers con i You Am I

Com’è cambiato il vostro modo di fare album nel corso degli anni?

Per un certo periodo ci hanno spinto a cercare la “perfezione”. Ci chiedevano brani fatti in un certo modo, che seguissero una certa formula pop – insomma, un suono pulito in tutti gli aspetti. Nel tempo abbiamo lasciato perdere tutte quelle cose in favore di lasciare nei nostri album tutti il grasso, le ossa e le frattaglie possibili.

Convicts del 2006 mi sembra il vostro ultimo album di rock and roll fatto e finito, mentre gli ultimi hanno aperto i You Am I a generi diversi. So che avete registrato il vostro prossimo disco a New York giusto quest’estate – cosa dobbiamo attenderci?

Un menu completo di tutto. Molto sconcissimo rock and roll ma pure un po’ di sinuoso pop, ma niente fottute formulette per aggraziarci qualcuno – tutto anche grazie anche ai miei fidi You Am I Davey e Rusty.

Anche la tua carriera di artista in proprio è stata molto attiva e di buon successo – rammento, per esempio, che portasti il tuo primo album nei teatri, per un ascolto diverso rispetto a quello solito dei You Am I. Credi di avere un po’ quell’attitudine di Dr. Jekyll & Mr. Hyde quando scrivi per il gruppo o per te stesso? O alla fine è tutto, per così dire, organico?

La storia è semplice – ogni parte del giorno ha i suoi giusti momenti per scrivere. Se scrivo di mattina il risultato è più morbido, più dedicato alle parole. Se scrivo di notte è per la mia meravigliosa band rock!

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Una decina di anni fa tu e Tex Perkins incideste un gran bel disco, My Better Half. Suonaste anche dal vivo e arrivaste pure in Italia. Che cosa ti ricordi di quell’esperienza? 

Wow! Divertimento senza limiti! E divertirsi era la nostra unica intenzione! La nostra professionalità era decisamente discutibile ma non ci sono dubbi che ho adorato e adoro ogni istante passato con Tex.

Esistono possibilità che tu e Tex torniate a lavorare assieme? 

La mia priorità con Tex è la nostra amicizia. Io amo Tex, sono un suo grandissimo fan – lavorerei con lui qualunque possibili giorno, ora, minuto. Il più grande cantante con cui ho diviso il palco. E credimi, un genio della comicità!

Tim Rogers con Tex Perkins

So che hai fatto un provino per il prossimo episodio dei Pirati dei Caraibi

Johnny Depp non era lì, ah! Ogni volta che provo a fare l’attore è per puro divertimento! Sono un attore terribile ma mi piace provarci! Non che impazzisca per fare l’attore – sono però affascinato dalle capacità che devi tirar fuori, tecnicamente e creativamente. Quando capita, mi presento e tento di imparare dai professionisti.

Lo scorso giugno ho visto i You Am I aprire per i Replacements a Londra – come è capitato che i Mats vi abbiano chiesto di essere il gruppo spalla? So che sei fan di Paul Westerberg e del gruppo da tempo immemore…

Tommy Stinson, il bassista dei Replacements, è un grande amico del nostro Davey. Tommy semplicemente lo ha chiamato una notte, domandando se eravamo disponibili. Ci abbiamo pensato circa un secondo – nemmeno detto che abbiamo chiesto un prestito alla banca per pagarci il volo Australia-Inghilterra. I giorni più felici della mia vita, con l’eccezione di quelli quando nacque mia figlia! I Replacements erano, sono e sempre saranno vera nobiltà.

Nel corso degli anni i You Am I hanno diviso il palco con tanti famosi artisti – i Rolling Stones, i Replacements che abbiamo appena menzionato, i Who, Nirvana, Steve Earle, U2, Oasis, Pearl Jam. Ovviamente molti sono stati “obblighi lavorativi” fra festival ed essere il gruppo d’apertura ma credo anche che abbiate vissuto qualche significativo e divertente episodio che magari vuoi raccontarci.

Abbracciare Keith Richards è stata cosa oltre ogni possibile sogno. Uguale esserci fatti delle pizze con Steve Earle, conversare con Pete Townshend della scena mod inglese nel 1964, incrociare sorrisi con Kurt Cobain in una stanza d’albergo, piegarsi dal ridere fino a farsela addosso con Noel Gallagher. Ricordo una volta che tentammo di offrire della droga ad Anita Pallenberg – lei ovviamente in modo molto affascinante ci ha respinto. Ma fammelo dire, il meglio di ogni tour è veder nascere il sole con il mio gruppo in qualunque posto del mondo!

Da solo sei venuto in Italia oramai tre-quattro volte – mentre una sola con con i You Am I. Lanciamo una proposta – You Am I in tour italiano nel 2016?

Sarebbe un sogno! Prometto che ci vestiremmo di tutto punto, di arrivare sul palco, di sfondare gli amplificatori e di ribaltare tutto.

CICO CASARTELLI

TIM ROGERS in concerto: il 6 ottobre all’1&35 Circa di Cantù (Como) e l’11 Da Trapani a Pavia

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