Non parlerò dei colori delle foglie in autunno, né dei romantici collezionisti che girano per i boschi alla ricerca di effimeri tesori da conservare tra le pagine dei libri.

Parlerò di individui puliti e ordinati, assai numerosi in città e pressoché assenti in campagna, che vedono nelle foglie un grave problema da risolvere.

Persone per le quali una foglia attaccata a un ramo è bella, ma appena si stacca e giunge al suolo, orrore! Persone che durante tutto l’anno, ma ossessivo-compulsivamente in autunno, spazzano di continuo le foglie secche da marciapiedi e vialetti, ma anche da prati e giardini, anche quando il loro sforzo li fa somigliare a Sisifo, e riempiono i bidoni dei rifiuti organici (se non peggio, i cassonetti dei rifiuti indifferenziati) di sacchi e sacchi… Ecco, io non ho nulla contro queste persone, ma vorrei, come dire, mettere a frutto questa loro faticosa mania: le foglie secche, insomma, sono una risorsa!

Semplicemente, costituiscono un’ottima materia prima per il compostaggio domestico o per la pacciamatura, operazioni tipiche della stagione in cui le foglie cadono. Oltre a decomporsi rapidamente, assorbono l’umidità eccessiva degli scarti di cucina e fanno circolare più aria nel cumulo, mantenendolo anche più caldo. Riguardo all’apporto di nutrienti, solo per dare qualche esempio, le foglie delle leguminose (come robinia pseudoacacia e maggiociondolo) sono ricche di azoto, e quelle di frassino e ontano hanno un rapporto C/N (carbonio-azoto) 25-30, ottimale per lo sviluppo dei microrganismi che trasformano le materie organiche.

Ovviamente, non tutte le foglie sono ugualmente buone per il compostaggio. Le foglie ricche di tannini (ad es. noce, castagno) e di resine (conifere) sono più resistenti alla degradazione, quindi entreranno nel cumulo del compost solo in piccole quantità, ma si utilizzano in pacciamatura come ammendanti acidi, adatti appunto per le piante acidofile o per rallentare la crescita delle erbe. Se non distinguete un noce da una quercia, potete scegliere empiricamente le foglie più adatte ai vostri scopi osservando la vegetazione spontanea sotto la chioma di un qualunque albero: sotto un noce l’erba non cresce molto alta, sotto un pino crescono bene solo rovi e fragole, e così via.

Infine, ove possibile, consiglio di lasciare le foglie secche lì dove sono, o al limite farne dei mucchietti intorno alla base degli alberi. Le foglie restituiscono al suolo una parte dei nutrienti che la pianta ha richiesto nel periodo vegetativo, difendono le radici dal gelo invernale, e offrono riparo a un’infinità di animaletti utili, come lombrichi, orbettini, ricci, rospi. Non vorrete costringerli ad andare a frugare nei cassonetti….

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