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Quello che si dice una forza della natura – Robert Lopez con il suo alter ego del palco El Vez non è possibile fermarlo: semplicemente nato per stare in scena. Per chi non lo conoscesse, Robert Lopez aka El Vez-The Mexican Elvis potrebbe essere uno strano soggetto, poco comprensibile, forse – di primo acchito, è concesso pensare si tratti di un pagliaccio che fa cabaret nel nome di Elvis – niente di più errato, o meglio, è giustissimo, ma è meglio sapere che la sua storia affonda radici nel punk di L.A. di fine anni 70, quello dei Germs, degli X, degli Alley Cats e appunto dei leggendari Zero dei quali fu fondatore con Javier Escovedo – sì, il fratello di Alejandro (Rank And File, True Believers) e di Pete (Santana). Radici profonde, in sostanza.

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Nell’ultimo quarto di secolo – quest’anno, giusto, l’El Vez festeggia l’anniversario d’argento – si è costruito una carriera come versione messicana di Elvis – per un lungo periodo con lui gli Elveztters, naturalmente, con magnifiche puntate anche in programmi TV yankee, tutti consigliatissimi quanto consultabili in YouTube, con l’avviso che possano diventare una droga tanto sono divertenti e sofisticati – insomma, personaggio nel quale si è calato a perfezione e, anzi, giusto per non farsi mancare niente oltre al Re infilza un po’ tutto lo scibile musicale – Television, Stooges, Sex Pistols, Wall Of Voodoo, Queen, New York Dolls – David Johansen con il suo Buster Poindexter a suo modo è un bel progenitore di tante carriere parallele – David Bowie e non so quanti altri. Beninteso, non è da confondere con Weird Al Yankovic, la sua più che satira (e quella di Weird Al è anche di quelle spesso grevi) è convinto omaggio anche se con ampie aperture alla commedia – e fra grasse risate e piedino che tiene per forza il tempo inesorabile e frenetico, El Vez ti regala un’esibizione turbo cucita come un burlesque musicale sospeso fra i bassifondi chicanos losangelini e il lusso kitsch di Graceland.

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Nell’occasione, fatta di quasi dieci date intorno alla Penisola, El Vez porta in giro il suo nuovo spettacolo dove sul palco è un andirivieni di band dai nomi improbabili come Diana Death y sus Novios, Schitzophonics e Little Richards – e lui, l’El Vez, che praticamente fa spettacolo con qualsiasi movimento o giro di pista. Chi lo conosce lo sa, El Vez è un fuoriclasse dello showbiz contemporaneo, quello di chi sa cantare, suonare, recitare, ballare, esaltare, insomma tenere il palcoscenico come pochi altri – chi non lo conosce, e non ho visti tanti restare tramortiti, si converte immediatamente al verbo. Lui, di nuovo ha fatto tutto questo, e probabilmente anche di più, visto che dopo i preamboli lo spettacolo è stato totalmente incentrato sul repertorio di Richard Penniman meglio noto come Little Richard – ah, Elvis che canta solo Little Richard! Sfidando la forza di gravità nel non sbagliare un sola virgola quando si tratta di darci dentro con Girl Can’t Help It, Jenny Jenny, Long Tall Sally, Miss Ann, Keep A-Knockin’ – la cianografia di Rock And Roll dei Led Zeppelin – Bama Lama, Rip It Up, Ooh My Soul – e qui il Penniman è facile sfidante per il più grande rock and roll degli anni Cinquanta, senz’esitazione – Good Golly Miss Molly, Bony Moronie. Gente, semplicemente non scordatevi mai e poi mai che 50,000,000 fan di El Vez non possono sbagliare! E se poi capita che El Vez si invaghisca di Little Richard…

CICO CASARTELLI

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