Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
Mum&Gypsy – foto di Yuki Ichihashi

 

Da un po’ di mesi sperimento, per una parte dei lavori che incontro, una modalità di restituzione che funziona così: durante gli spettacoli prendo alcuni appunti sul mio taccuino. Inevitabilmente (anzi: intenzionalmente) frammentari.

A seguire li ricopio qui.

Nessun approfondimento.

Alcuni lampi.

Qualche artista vanitoso ogni tanto si offende, perché la sua ricerca «richiederebbe ben altra attenzione» rispetto a queste poche righe.

Pazienza.

Mi consolo in anticipo con Ennio Flaiano: «Il segreto è raggiungere da professionisti la disinvoltura dei dilettanti, non prevalere, far credere che la cosa sia estremamente facile, un divertimento che trova la sua ragione di esistere nel fatto di essere più leggero dell’aria».

Buona lettura.

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Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
Mum&Gypsy – foto di Yuki Ichihashi

 

Il mio tempo – Different shape 

Prima di partire per Pontedera leggo alcuni passaggi della presentazione:

La scena è ambientata in un hotel di periferia dove si mescolano diverse lingue. Dove si trova questo hotel? E in quale anno si svolge la storia? Non lo sappiamo. Come ogni giorno ci sono persone che arrivano e che partono. Le storie degli ospiti e dei clienti si mescolano sulla scena. Un impiegato dell’hotel ha una sorella con nazionalità diversa dalla sua e pianifica di incontrarla all’hotel. C’è una persona che si innamora di uno degli impiegati dell’hotel. Un’altra che invece ha paura dei fantasmi. Un’altra ancora che aspetta di morire… Questo è l’hotel per tutte le persone che sono in cerca de “il mio tempo”. 

Questa produzione è l’opportunità per gli attori italiani e giapponesi di trovare una nuova modalità di comunicazione sulla scena, andando oltre a quelli che sono i limiti linguistici e le differenze culturali.

Uhm.

«andando oltre a quelli che sono i limiti linguistici e le differenze culturali».

Penso a questa intenzione e rileggo la precisa definizione che Marco De Marinis dà in Il teatro dell’altro: «la prospettiva transculturale si orienta […] verso quelle concordanze e quelle corrispondenze fra procedimenti di teatri differenti che permettono di dare consistenza all’idea che esista per coloro che fanno teatro […] qualcosa che può accomunare al di là di differenze socio-culturali anche profonde».

La mia curiosità aumenta.

Adesso esco, altrimenti perdo il treno.

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Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
Mum&Gypsy – foto di Yuki Ichihashi

 

Arrivo di volata al Teatro Era, una struttura imponente e ben fatta che si affaccia su Parco Jerzy Grotowski. Dei fecondi rapporti tra questa città e il rivoluzionario Maestro polacco non posso dire qui. In ogni modo: questa è gente che il teatro lo ama e lo alimenta. Concretamente.

Entro nel foyer, una giovane donna giapponese sta introducendo il lavoro.

«È un’opera in creazione» dice «per questo gli attori in scena non indossano costumi. Il regista, Takahiro Fujita, ha 30 anni, in Giappone è molto famoso. Quattro anni fa ha vinto il più importante Premio di scrittura per il teatro del nostro Paese».

Che un Teatro Nazionale (in questo caso il Teatro della Toscana, di cui il Centro per la sperimentazione e la ricerca teatrale di Pontedera fa parte assieme al Teatro della Pergola di Firenze), affidi a un trentenne da noi praticamente sconosciuto l’apertura di una propria Stagione è cosa rara e lungimirante. Non sembra nemmeno di essere in Italia, per dire.

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Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
Mum&Gypsy – foto di Yuki Ichihashi

 

Entriamo in sala.

Ai due lati dello spazio scenico panche di legno chiaro con gli attori seduti a vista. È vero: pantaloni corti, scarpe da ginnastica, magliette.

In fondo, sulla sinistra, uno schermo con la scritta IL MIO TEMPO che ruota, con un effetto che fa un po’ salvaschermo del pc.

Sulla destra un solido tavolo di legno rettangolare.

Niente altro.

Cominciamo.

Sorpresa: lo spettacolo non c’è.

O meglio: non c’è ancora.

Hanno lavorato per dieci giorni e quello che presentano di fatto è un insieme di materiali scenici, il risultato di prove ed esercizi.

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Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
Mum&Gypsy – foto di Yuki Ichihashi

 

Sovra-titoli in italiano sui testi detti in italiano e in giapponese.

Valigie, trolley e zainetti.

Musica sintetica in sottofondo. Il volume aumenta, copre il dialogo, la scena si allontana.

Scene: reception, ascensore, camera degli ospiti, panorama, scantinato, panchina, lavanderia.

Dialoghi con lingue mescolate. Lui fa una domanda in italiano, lei risponde in giapponese.

Video: persona in altalena, taglio di carote e altri cibi su tavolo in cucina, serie di cani.

Regia a scomparti che giustappone scene diverse, con tema/contenitore che le giustifica.

Alternanza di suoni distorti e canzoni orecchiabili.

«Satoshi mi piaci».

Musica dance, il regista batte le mani e gli attori reagiscono a situazioni date. Ripetutamente.

«Il primo ricordo». Monologhi su musica ambient.

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Mum&Gypsy - foto di Yuki Ichihashi
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Voglio dire: uno si potrebbe anche un po’ dispiacere, prendere il treno a proprie spese e viaggiare per ore (Forlì-Pontedera non è esattamente comodissimo) per andare a vedere alcuni esercizi.

E invece.

Invece mi pare prezioso, e coraggioso, e arguto, che un Teatro Nazionale inauguri una propria Stagione con un cominciamento. Con un muovere verso.

Mentre il pubblico applaude mi viene da pensare a Fabrizio Cruciani, al suo Lo spazio del teatro, perfetto ora: nelle riflessioni che dedica ai Teatri d’Oriente, lo storico chiarisce che «mentre la cultura occidentale si incentra sulla piazza (e la scena ne è la prova), quella giapponese ha come riferimento primordiale il cammino […] L’Occidente preferisce la nitidezza delle frontiere all’imprecisione dei passaggi […] Nella scena occidentale qualcosa accade mentre in quella giapponese qualcuno arriva».

Teatri in arrivo.

Teatri in prova.

Teatri in cammino.

Dire grazie, almeno. 

MICHELE PASCARELLA

   

Visto il 25 settembre 2015 a Pontedera, Teatro Era – info: centroperlaricercateatrale.it

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