Claudio Ballestracci e Francesco Bocchini
Claudio Ballestracci e Francesco Bocchini
Claudio Ballestracci e Francesco Bocchini

 

Cominciamo dall’inizio. Ci spiegate con chiarezza, dico con chiarezza, il titolo Cristallino?

Francesco Bocchini: Il titolo della manifestazione nasce dal logo, un cristallo, dunque qualcosa di poliedrico, con più sfaccettature. Il termine può avere anche una doppia valenza: cristallino nel senso di chiaro, trasparente, e allo stesso tempo qualcosa che implica lo sguardo, la possibilità e la necessità di più punti di vista.

Come siete arrivati al MUSAS, il Museo Storico Archeologico di Santarcangelo?

Claudio Ballestracci: Nel 2013 siamo stati chiamati da Fo.Cu.S. per avviare i primi cantieri d’arte contemporanea nella città di Santarcangelo. Il progetto iniziale prevedeva molti spazi che avevano come centro nevralgico il MUSAS. Dal passato al contemporaneo, dunque, secondo una linea di continuità che significa anche un dialogo con la nostra tradizione artistica.

La prima mostra di questa seconda edizione si intitola Il pensiero è un abisso. Come avete scelto / incontrato gli artisti ospitati?

CB: Gli artisti, di cui conosciamo da tempo il lavoro, sono stati scelti in base al tema, per una coerenza della loro ricerca rispetto alle suggestioni del testo di Baldini cui ci siamo ispirati, La fondazione. C’è da dire che stiamo scommettendo su un progetto espositivo di cui noi stessi non conosciamo fino in fondo l’esito. Il titolo della mostra rispecchia proprio quello che avviene durante la creazione di un’opera, quello stadio del pensiero quando ancora sta cercando una espressione formale…

FB: Non possiamo conoscere l’esito non solo perché gli artisti realizzeranno delle opere site-specific, ma anche perché non gli si chiede espressamente un’opera, diciamo, finita in toto, ma gli si chiede di mettere qualcosa che ancora non è esplicito nemmeno ai loro occhi, un qualcosa che si gioca molto sulla loro esperienza quotidiana. Quello che chiediamo è di mostrare uno spaccato del loro lavoro – sarà come entrare in un atelier, come venire a contatto con tutto l’immaginario, gli oggetti e gli strumenti, di cui ciascun artista si circonda.

Con quale sguardo consigliate di avvicinarsi alle opere di questa mostra?

FB: Con uno sguardo di attenzione verso le opere esposte. Tra opera d’arte e spettatore deve esserci un rapporto diretto, esclusivo. Quando viene a mancare non c’è possibilità d’interazione, anzi, non c’è neanche opera.

CB: E aggiungerei, senza inibizioni o pregiudizi, guardando e facendosi suggestionare da ciò che si vede.

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immagine manifesto Cristallino Giacomo Cossio _ piante 2015 _ fotografia di Massimo Dall'Argine
immagine manifesto Cristallino Giacomo Cossio _ piante 2015 _ fotografia di Massimo Dall’Argine

 

Il pensiero è un abisso sarà arricchito da una quantità di eventi collaterali. Ce li raccontate?

FB: Gli eventi collaterali sono strettamente intrecciati al progetto espositivo, diventano quasi un suo prolungamento. Questo perché i linguaggi sono connessi: io vedo l’opera, l’opera mi suscita dei pensieri, delle domande, posso trovare una somiglianza con qualcosa d’altro. In modo particolare gli appuntamenti di Alfabeto Poetico, dove critici, attori, poeti sono chiamati a intervenire, rappresentano un ulteriore racconto generato dalla mostra.

«Lo spazio è un dubbio»: citate George Perec nella scheda di presentazione del progetto. Quali dubbi stanno alimentando la nascita di questa seconda edizione?

CB: La frase di Perec indica che tutto ciò che facciamo o incontriamo, lo spazio stesso in cui ci muoviamo, non è certo. La parte finale di questa citazione spiega come il lavoro dell’arte sia un modo di rispondere a questo dubbio e, paradossalmente, di alimentarlo. L’opera stessa è la messa in scena di dubbio connaturato alla pratica dell’arte, alle perplessità che hanno gli artisti durante la loro fase di ricerca. Fare arte è una cosa un po’ rabdomantica, a volte c’è un passaggio, una coincidenza che ti rivela qualcosa di inaspettato. Essendo noi artisti e non operatori culturali, è inevitabile che questi aspetti, quello che sperimentiamo nel lavoro in studio, si riversi anche nel progetto.

Quali incertezze è bene che permangano nell’incontro tra fruitore e opera, secondo la vostra idea di arte?

FB: La cosa più sbagliata davanti all’arte è quella di avere un atteggiamento troppo interpretativo, troppo staccato da quello che senti internamente. Applicare uno schema interpretativo è un modo per distogliere il rapporto diretto che puoi avere con le cose. L’opera prima di tutto ti deve emozionare, il rapporto che si instaura è intimo: se ti emoziona è per dei motivi che riguardano solo te. È vero che come fruitori rimane molta incertezza sul contemporaneo: cosa ho visto? di che si tratta? Ma forse queste incertezze stimolano la curiosità di vedere altre cose, di esporsi a queste domande.

Parlate di «diritto di ogni cittadino all’arte». Come si può stimolare il bisogno di qualcosa che per molti è sconosciuto, se non addirittura irritante?

FB: Il diritto si esercita nella possibilità di una accessibilità agli spazi artistici che oggi molto spesso viene negata.

CB: Questo perché c’è una generale rimozione dell’arte dall’ambito culturale, che a questa preferisce esperienze che vanno soprattutto in direzione dell’intrattenimento.

Rispetto alla prima edizione di Cristallino, c’è qualcosa che ora si è perso?

FB: Sono semplicemente cambiati i cantieri.

 

MICHELE PASCARELLA 

 

novembre 2015 – luglio 2016 – Santarcangelo di Romagna (RN), MUSAS – Museo Storico Archeologico, via della Costa 26 – info: cristallino.org

 

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