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Bisogna proprio dire che Béla Fleck e la consorte Abigail Washburn, oltre che maestri incontrastati della musica contemporanea americana, hanno un innato sense of humor – si definiscono la “famiglia reale del banjo” e in quanto alla loro progenie Juno, sempre scherzando, la definirono il “designato sacro imperatore del banjo”. Già, banjo – non è propriamente visto come uno strumento d’avanguardia, semmai è afro, folkie e povero, eppure Béla è davvero riuscito a rompere lo stereotipo, incastrando il suo strumento in mezzo a un po’ a tutto e a tutti: dischi jazz, Jerry Garcia, album sperimentali, composizioni classiche, accoppiate con Chick Corea, Doc Watson, Earl Scruggs, Phish e la Dave Matthews Band, senza naturalmente scordare la pluriennale militanza nei New Grass Revival, leggendaria formazione che ha portato il bluegrass al massimo dei livelli di sperimentazione.

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Marito e moglie giusto l’anno scorso, dopo tante volte che si sono esibiti assieme in pubblico e dopo l’esperienza con lo Sparrow Quartet, hanno sancito il loro legame anche con un disco insieme, intitolato senza pensarci troppo Béla Fleck & Abigail Washburn. Il loro arrivo in Italia per un unico concerto, ha proprio in quel lavoro il piatto forte giacché è riproposto in gran parte – un concerto fatto di tradizionale e numeri originali, in sostanza – ma soprattutto un concerto coi piedi ben piantatati nella musica americana quanto capace di combinare sofisticazioni post-moderne, umori old time e virtuosismo che trascende chiaramente le radici bluegrass del duo – tutto appare che a far musica non siano solo due banjo bensì un’intera string orchestra a vele spiegate.

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E quando i due accarezzano splendidamente Nobody’s Fault But Mine di Blind Willie Johnson – un pezzo che davvero è passato in mano a tutti: Led Zeppelin, Otis Redding, Willie Nelson, John Renbourn, Grateful Dead, Tom Jones, Staple Singers – New South AfricaConcerto For Banjo – splendido showcase in solo delle doti fantasmagoriche di Béla – Railroad oppure Shotgun Blues è davvero facile accorgersi della straordinaria manipolazione che intercorre fra i due, fatta di passaggi concitati, balenanti e sorprendenti – dove il dialogo gonfio di scambi e di trame con in gran evidenza i precisi stili che caratterizzano l’una e l’altro, ossia la tenue e regolare ritmicità di Abigail – che, fra l’altro, festeggiava il suo compleanno e che davvero ha sfoggiato pure incredibili abilità di cantante e altrettanto di commediante – e l’imponderabile, azzardato equilibrismo sulle corde di Béla. Tutto, come sempre, nel nome della Musica Cosmica Americana!

CICO CASARTELLI

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