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Ah, quanta nostalgia! Tutti di nostalgia ne hanno una, almeno – chi per gli anni Sessanta, chi per il ’77, chi per gli anni Ottanta – no, non per i Duran Duran o per Samantha Fox, se parliamo degli Ottanta, bensì per tutto il magnifico movimento alternativo che viveva e lottava insieme a noi in ogni parte del globo, che fossero i R.E.M. o i Minutemen negli States, gli Smiths o gli Housemartins in UK, i Church o i Beasts Of Bourbon in OZ. E in terra kiwi, la Nuova Zelanda? Beh, in NZ, lo sanno tutti, inventarono il brit-pop, quello di milionari come Blur, Verve e Oasis. No, non è un boutade – chi ebbe la fortuna di seguire la Flying Nuns, visionaria etichetta discografica con sede a Christchurch fondata da Roger Shepherd nel 1981, sa di cosa sto parlando – ossia di gruppi a dir poco leggendari quanto creativi: i Bats, i 3Ds, gli splendidi Tall Dwarfs, i Verlaines, la Jean-Paul Sartre Experience, i Clean ma sopra tutti, almeno per il successo che ebbero, i Chills, pop band perfetta che creò il blend della heavenly pop music, la musica pop paradisiaca, sublimata con l’insuperabile singolo del 1990 Heavenly Pop Hit.

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The Chills (promo)

La storia è lunga ma bisogna farla breve. I Chills infilarono una serie di dischi molto belli, poi, quando era il momento persero la lucidità che gli sarebbe servita per fare il grande, doveroso break – molto a causa del carattere imprevedibile del leader e deus ex machina Martin Phillipps, che mandò tutto a rotoli anche per la sua debolezza in campo di stupefacenti. Dai secondi anni Novanta il gruppo di Dunedin ha balbettato solo qualche tour in terra natia e poco oltre, un EP intitolato Stand By (2004) e pubblicazioni autoprodotte che non sono state altro che dei demo, peraltro a nome Phillipps. Adesso, finalmente, il ritorno vero e proprio con questo Silver Bullets – ci hanno messo diciannove anni dal precedente, Sunburnt (1996), ma ne è valsa davvero la pena.

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Silver Bullets è un disco revival di un suono che ha fatto epoca e che ha pavimentato la strada per altri – i Chills presero i Velvet Underground più pop, i Byrds, i Beach Boys e tanti altri fenomeni Sixties, e verniciarono tutto ex novo con tinte new wave e college rock. Un revival, quello di questo inatteso ritorno, che però è sui generis – suona vivo e contemporaneo, un po’ perché i Chills sono creatori di un sound più che unico un po’ perché Martin Phillipps, se in forma, e qui lo è molto, è un autore di pop-ismi che non hanno rivali.

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I Chills negli anni Ottanta
I Chills negli anni Ottanta

Appena tutto (ri)parte con Warm Waveform, ti rendi conto che i Chills sono davvero unici – che più che rimandarti agli anni Ottanta ti trascinano nel loro mondo, fatto di chitarre squillanti, di vellutata voce seducente e di contagiosa frenesia di fondo. Ed è con questo mood che Silver Bullets porta a spasso con Underwater WastelandAmerica Says Hello – il capolavoro dell’album, pieno di cambi di tempo e di idee – Pyramid/When The Poor Can Reach The Moon – un Velvet meets Joy Division di assoluto valore – I Can’t Help You – puro Blondie degli inizi – Aurora Corona, tutti brani che mostrano un Martin Phillipps al meglio delle possibilità, come francamente non ci saremmo attesi dopo tutto questo tempo dai lui un po’ mandato in vacca. Anzi, tutto è musica pop paradisiaca – all’epoca come adesso.

CICO CASARTELLI

CHILLS – Silver Bullets (Fire Records)

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