Non so chi si sia inventato che le zecche sono comuniste, ma è un grossolano errore. La zecca è assolutamente bipartisan: qualunque mammifero può essere di suo gradimento, umano o non umano, domestico o selvatico… e si può sviluppare in qualunque ambiente erboso, compresi orti, giardini e parchi urbani. La sua abitudine di succhiare il sangue fa di questo acaro (nome scientifico della zecca comune, Ixodes Ricinus) uno dei parassiti più odiosi e temuti, ma va detto che l’orrore di trovarsela addosso è proporzionale al numero di incontri avuti con essa: la prima volta è sempre la peggiore.

Vero è che la zecca può trasmettere diverse malattie, come la Babesia bovis, la Babesia canis e soprattutto la Borrelliosi, o Morbo di Lyme, sempre più diffusa e molto pericolosa se non viene riconosciuta in tempo: è importante consultare subito un medico se attorno alla zona della puntura si notano gonfiore e rossore. In particolare la Borrelliosi si può riconoscere da un cerchio rosso, intorno alla puntura, che si allarga progressivamente. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, la puntura della zecca procura soltanto prurito e fastidio, quindi niente panico.

Se in passato la zecca era presente durante la stagione calda, dalla primavera all’autunno, negli ultimi anni posso dire per esperienza diretta che se l’inverno è mite (come quello attuale) c’è tutto l’anno. Un po’ come i funghi, questo parassita prolifera quando il clima è caldo-umido, e “scompare” quando fa molto freddo o nei periodi di prolungata siccità.

Esistono mille e mille modi per togliersi una zecca, che non starò a elencare, ed esistono in commercio perfino delle apposite pinzette; l’operazione si fa più complicata quanto più tempo è passato dalla puntura, è quindi consigliabile farsi un’ispezione al ritorno da una passeggiata nel bosco o un picnic sull’erba. Inoltre, se si indossano vestiti chiari è più facile trovarla ed eliminarla mentre è ancora “a passeggio”. Personalmente, conosco un sistema (quasi) infallibile: versare sulla zecca attaccata una piccola goccia di sapone liquido, appoggiarci l’indice sopra e iniziare a girare il dito in senso antiorario, come a tracciare un minuscolo circolo intorno alla zecca, prima piano poi più rapidamente, in maniera continua. Entro breve la detestabile bestiola si stacca da sé senza bisogno di tirarla, come se si fosse “svitata”. Dato che la zecca si innesta sotto la pelle, per toglierla senza lasciare dentro il rostro (cioè l’apparato boccale con cui si “aggancia” al corpo dell’ospite), occorre farle “mollare la presa” soffocandola con un liquido denso; va bene anche l’olio, ma il sapone esercita contemporaneamente un’azione antibatterica, quindi è meglio. Questo sistema mi è stato suggerito da un’amica, che a sua volta lo ha appreso in Brasile, dagli infermieri a cui si era rivolta per farsi togliere una zecca “amazzonica”, a detta sua molto più grande e forte delle nostre… Lo so che suona come una leggenda metropolitana, ma credetemi, funziona.

 

 

(Per scrivere questo articolo è stato consultato il libro

Invertebrati. In case, cortili e giardini dell’Emilia-Romagna,

di Ettore Contarini, Edizioni Mistral 2000.)

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