A settembre, in uno dei miei articoli, vi raccontavo i pregi del sanguinello (Cornus sanguinea) e del corniolo (Cornus Mas), suo stretto parente: questi due arbusti, o piccoli alberi, sono le uniche specie di Cornus presenti nella nostra flora spontanea, ma molte altre specie sono coltivate da tempo in parchi e giardini, a scopo ornamentale. La famiglia delle Cornacee, a cui il genere Cornus appartiene, comprende dodici generi e cento specie, distibuite principalmente nelle regioni temperate dell’emisfero boreale.

Tutti i Cornus si adattano bene ai terreni calcarei, con preferenza per quelli umidi, e si caratterizzano per i colori vivaci e vari del fogliame e della corteccia, oltre che per le belle fioriture; ho scoperto di avere in giardino un C. florida “Cherokee Chief”, con corteccia grigio opaco, foglie verdi e bellissimi fiori rosa striati, e l’altro giorno, visitando un vivaio, ho ceduto alla tentazione di comprare un C. alba “Kesselringi”, corteccia rosso scuro e foglie rosso-verdi, e un C. stolonifera “Flaviramea”, con corteccia e foglie di un giallo-verde acceso. Le foglie di alcune specie si tingono di rosso scarlatto in autunno, prima di cadere, e anche le piante spoglie, in inverno, cambiano colore. Le piante vendute nei vivai sono generalmente già potate in forma di cespuglio, ma facendo nascere nuove piante (da seme, da talea semilegnosa o da pollone) si possono anche lasciare crescere liberamente o allevare a forma di albero. Le specie da fiore non necessitano potature.

Alcuni Cornus, come il nostro corniolo, danno frutti commestibili: tra questi, il C. Kousa, detto anche “corniolo giapponese a frutto di fragola”.

Sì, lo so che di solito consiglio di diffondere piante autoctone, e non incentivo lo “shopping vegetale”… giustifico l’eccezione poiché si tratta di piante poco esigenti, e non troppo invadenti, che bastano da sole a ravvivare anche un piccolo giardino.

 

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Nella foto, Cornus Kousa

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